Il racconto del mediatore che ha lanciato la cordata Weather alla conquista della società di tlc « P erché no, in fondo l'operazione l'ho fatta io » .
Alessandro Benedetti, il grande mediatore del passaggio di Wind da Enel all'imprenditore egiziano Naguib Sawiris non è solito comparire in prima persona ma questa volta fa un'eccezione e non si nasconde neppure davanti alla domande sulle chiacchierate " commissioni d'oro" da più di 400 milioni di euro. L'operazione che ha organizzato è il più grande leveraged buy out mai realizzato in Europa e il ruolo di Benedetti è determinante in tutte le fasi dell'accordo: è lui a trovare l'imprenditore ( Sawiris), è lui a presentarlo ai vertici dell'Enel insieme a Cesare Romiti, ed è ancora Benedetti, dopo l'abbandono di Romiti, a riorganizzare la proposta e il consorzio di banche necessario per garantire la copertura finanziaria. « Tutto iniziò nel 2002 spiega Benedetti quando cercavo di realizzare in Italia un accordo per Tele2. Conobbi Pompei, e quando l'amministratore delegato di Wind disse che un giorno si sarebbe dovuto pensare ad un nuovo assetto azionario, iniziai a lavorare » .
Come convinse Sawiris ad investire in Italia e a spendere così tanto per Wind ?
Si convinse per per gradi. Al suo gruppo, per il salto di qualità, serviva la presenza in un grande mercato. L'Italia rispondeva a questi requisiti e tutti sapevano, da anni, che Enel era voleva vendere. Quanto al prezzo, io credo che oggi Sawiris se vendesse troverebbe compratori.
A sorprendere un po' tutti è stata l'assenza di imprenditori italiani. Ha provato a coinvolgerli?
Abbiamo stilato decine di liste di potenziali investitori. Considerando che Mediobanca faceva parte della cordata opposta abbiamo dovuto escludere alcuni nomi; però mi creda, con molti altri abbiamo provato davvero. Il risultato è stato deludente e la massima disponibilità individuale ad investire è stata di 30 milioni di euro. Ma al di là delle cifre c'era un assoluto disinteresse a creare una cordata, a mettersi d'accordo con altri imprenditori.
Alla fine del 2004, l'offerta di Sawiris sembrava essere finita su un binario morto. Cosa accadde in seguito?
Credo che la svolta sia avvenuta il 16 ottobre 2004, quando io e Cesare Romiti incontrammo Paolo Scaroni. Fu molto duro ma anche estremamente chiaro nelle pretese: voleva un'offerta vincolante e totalmente finanziata, in modo da poter eliminare subito il debito Enel senza passaggi intermedi.
Il confronto, alla fine si è giocato tra la vostra offerta e Blackstone. E a lungo siete sembrati voi a dover soccombere. Sentivate di essere in svantaggio ?
Sì, in effetti anche nel team che lavorava con noi sentivo qualche cedimento. Poi, dall'altra parte c'era una vera e propria corazzata: Mediobanca, Lehman Brothers, Goldman Sachs... era un po' come giocare contro il Real Madrid. Devo ammettere che ad un certo punto ho preso il telefono e li ho chiamati, per cercare di trovare un accordo. La risposta, in sintesi, è stata: « you have no chance » , non ce la farete mai.
Enel pareva avere molta fretta di vendere e ha chiuso l'operazione a pochi giorni dalla scadenza del cda.
Ma quale fretta! Era dal 2002 che Scaroni voleva vendere e il fatto era noto a tutti. Poi, devo dire che la voglia di chiudere c'era anche da parte nostra. Le nostre linee di credito stavano per scadere ed è ovvio che quando si struttura un deal di queste dimensioni la finestra di opportunità non è infinita....
Avete cercato, invano, di coinvolgere altri partner e questo fallimento è stato letto dal mercato in modo negativo, come una sorta di " fuggi fuggi" dalla proposta Sawiris. Cosa è successo? Sawiris è una personalità " ingombrante", è lui che vuole decidere. Apax Partners e altri fondi ad un certo punto si sono avvicinati a noi ma l'ipotesi di investimento era solo di 200 milioni. La governance della nuova Wind avrebbe dovuto prevedere una tripartizione dei poteri tra Sawiris, Enel e altri investitori; ipotesi francamente poco realizzabile.
Perché avete vinto? La vostra offerta era solo di poco superiore a quella di Blackstone e presenta però incognite industriali maggiori.
È vero, le cifre finali non erano distanti. Ma Enel ha creduto nelle capacità dell'imprenditore Sawiris.
Devo dire che ancora a pochi giorni dalla chiusura ho avuto un momento di frustrazione, quando Enel ci chiese di rendere la nostra offerta perfettamente comparabile a quella Blackstone, formalizzata non sul 100% ma sul 63% del capitale.
Ho pensato che non fosse corretto; perché non chiedere a loro di adeguarsi? Sono circolate anche voci di un vostro ritardo nel deposito dell'offerta finale.
Nessun ritardo. La scadenza era fissata alle 9.30 di sabato mattina e io mi sono presentato a quell'ora con la busta finale. Era l'offerta Blackstone a mancare e ricordo di aver detto a Conti e a Scaroni di contare sul loro rigore per il rispetto delle regole.
Altri interrogativi sono legati alle commissioni pagate per realizzare l'operazione. Dobbiamo aspettarci sorprese ? Sono state pagate commissioni per 414 milioni di euro, tutti parte del finanziamento concesso dalle banche. E non mi pare che istituti come Abn Amro, Banca Imi e Deutsche Bank agiscano con leggerezza pagando fondi poco chiari con motivazioni fantasiose. E poi, le pare che io, ancora alle prese con un'inchiesta giudiziaria per una bancarotta mi metta a pagare tangenti? Aspetto al varco chiunque voglia avanzare sospetti e ho già provveduto a depositare querele.
Quanto pesa quell'inchiesta nel suo lavoro?
Premetto che si tratta di una bancarotta particolare ( la Magnetofoni Castelli, ndr.), che chiude in bonis e dove non c'è parte civile. In questa trattativa non è stata rilevante. In passato, invece, alcuni investitori statunitensi si sono tirati indietro ricordandomi il mio passato.
Gli ho inviato un dossier, con i procedimenti legali aperti in Italia e in Europa nei confronti di ministri, banchieri, imprenditori ecc.... Gli ho spiegato che con quel criterio non avrebbero potuto lavorare in molti paesi...
Ora Wind si trova senza Pompei, con un debito più alto e con un'integrazione industriale ancora tutta da realizzare. È sicuro che l'accordo sia stato positivo?
Credo che ci abbiano guadagnato tutti. Enel ha spuntato un ottimo prezzo e Wind sfrutterà al meglio le sinergie con Orascom. Quanto a Pompei, due personalità " forti" come lui e Sawiris potenzialmente avrebbero potuto collidere. L'imprenditore egiziano non è certo il tipo che stacca l'assegno e poi dice " buona fortuna".