Wall Street celebra un nuovo record: dopo ripetuti assalti falliti ad una vetta parsa insormontabile per quasi sette anni, l'indice Dow Jones ha tagliato al termine della seduta di ieri il traguardo senza precedenti di 11.
727,34 punti.Un massimo storico conquistato con un scatto dello 0,5%, pari a 56,99 punti, al termine d'una giornata di rialzi favoriti da flessioni nei prezzi del petrolio. L'indice dei trenta grandi titoli industriali è anche riuscito a mettere a segno un nuovo massimo nel corso degli scambi, a quota 11.758,95.
Il Dow, che il 14 gennaio del 2000 aveva chiuso a quota di 11.722,98 punti, è ancora isolato nel suo recupero dall'era dell'esuberanza irrazionale e delle bolle speculative:il più ampio e rappresentativo indice S P's 500,archiviando la seduta a 1334, è a quasi duecento punti (il 12%) dal record. Mentre il Nasdaq, a 2.243 punti,rimane l'indice più penalizzato: il suo valore è tutt'ora più che dimezzato rispetto ai 5.048,62 punti del marzo 2000. Ma, forte di 110 anni di storia, il Dow Jones conserva una significativa influenza e un impatto psicologico sul mercato.
Grazie al record ha coronato una progressione durata mesi, cominciata all'indomani di declini sofferti tra maggio e giugno e guidata da grandi titoli considerati sicuri,dai servizi essenziali ai farmaceutici. Nell'arco degli ultimi sei anni e mezzo ilmiglior titolo nel Dowè risultato quello di Altria Group,
la casa madre di Philip Morris e Kraft Foods,impennatosi di oltre il 200 per cento. Il più penalizzato quello del colosso dei microchip Intel ( 60%).
Il rilievo dei settori difensivi nella recente avanzata dell'indice mostra il nervosismo e la cautela che ancora pervadono il mercato, rendendo possibili future correzioni al ribasso e mantenendo imbrigliate, al contrario della precedente stagione dei record, le corse delle quotazioni. Tra i titoli del Dow ieri in maggior evidenza si è segnalata Boeing
(+2,3%)aiutata dalle difficiltà della rivale europea Airbus che ritarderà il lancio del nuovo superjumbo di due anni. I comparti privilegiati dagli investitori, nel loro insieme,sono stati quelli del largo consumo e industriali, dove l'ottimismo è stato alimentato dal declino nell'energia.
La spinta decisiva alla Borsa è arrivata da un calo del greggio sotto i 59 dollari al barile, il minimo da sette mesi:
MA L'HITECH NON DECOLLA
Al primato stabilito dal Dj si contrappone tuttavia la debolezza del Nasdaq, dimezzato rispetto ai livelli toccati sei anni fa
i costi energetici hanno rappresentato finora una delle principali preoccupazioni inflazionistiche per l'economia Usa. La prolungata marcia degli utili aziendali, che si appresta a trovare conferma nei bilanci del terzo trimestre, continua inoltre a compensare agli occhi degli investitori i pronostici di una frenata dell'espansione. E la pausa nelle strette di politica monetaria decisa dalla Fed negli ultimi due vertici ha a sua volta incoraggiato gli acquisti azionari.
Il buon momento della Borse Usa non ha però influenzato positivamente le piazze finanziarie europee, preoccupate dal rallentamento dell'economia mentre la Bce si appresta,con tutta probabilità, ad alzare il costo del denaro. Nel dettaglio a Milano il Mibtel è sceso dello 0,21%; in calo Francoforte (0,12%), Parigi (0,45%), Amsterdam (0,26%). In controtendenza solo Zurigo (+ 0,11%).