Lo scandalo sui fondi neri che sta investendo la Siemens raggiunge per la prima volta i vertici della società tedesca: l'ex membro del consiglio di amministrazione Thomas Ganswindt è stato arrestato. Ganswindt, che ha lasciato l'azienda a settembre, faceva parte del consiglio di amministrazione dal 2002 e nell'ottobre 2004 era entrato nel comitato esecutivo, col compito di dirigere il comparto telecomunicazioni "Com", al centro dell'inchiesta della Procura di Monaco. Gli inquirenti ipotizzano che alcuni dipendenti Siemens abbiano creato un sistema di conti segreti all'estero, su cui sarebbero transitati almeno 200 milioni di euro. Dai conti sarebbero state prelevate ingenti somme, usate come tangenti per aggiudicarsi illegalmente importanti contratti in altri Paesi. Nella vicenda sarebbe coinvolta una dozzina tra attuali e ex dipendenti.
Il nome di Ganswindt sarebbe stato tirato in ballo dalle dichiarazioni di due ex dipendenti Siemens, gia arrestati. Uno di questi, un suo ex collega alla "Com", avrebbe sostenuto nel suo interrogatorio che Ganswindt era al corrente del sistema di tangenti già da prima del 2004 ma lo avrebbe tollerato. Un altro, un ex manager Siemens, avrebbe affermato di aver consigliato almeno una volta all'ex responsabile della "Com" di ridurre i pagamenti illeciti, per evitare guai giudiziari.
Intanto le dimensioni dello scandalo potrebbero crescere ulteriormente. L'azienda di Monaco di Baviera ha infatti ammesso di aver scoperto dei pagamenti sospetti per alcuni contratti di consulenza del valore di 420 milioni di euro, avvenuti tra il 1999 e il 2006. Ciò non significa però che siano finiti tutti su conti esteri segreti, ha chiarito il direttore finanziario, Joe Kaeser, secondo il quale sono in corso ulteriori accertamenti.
Martedì il colosso tedesco ha spiegato di aver rivisto al ribasso gli utili per l'anno d'esercizio 2005/2006, conclusosi il 30 settembre: Siemens dovrà infatti versare 168 milioni di euro di tasse arretrate in seguito allo scandalo.