«Sussiste il sospetto che tra gli operatori istituzionali alcuno possa avere agito in conflitto d'interesse,concorrendo a valutare il titolo ad un prezzo incompatibile con l'operatività di Borsa successivamente svolta». È racchiuso in questa frase del decreto con cui la Guardia di finanza ha perquisito gli uffici di Saras, Jp Morgan e Caboto, il senso di un'indagine ancora agli albori. Gli inquirenti, coordinati dal sostituto procuratore Luigi Orsi, stanno cercando di capire se le banche d'affari abbiano operato contemporaneamente su due fronti in conflitto d'interessi: da un lato coordinando l'offerta sul mercato delle azioni Saras e supportando la società nel fissare il prezzo dell'Ipo; dall'altro operando direttamente sul mercato sui titoli della stessa Saras. La duplice attività da parte delle banche non rappresenta in sé un reato, ma gli inquirenti sospettano che alcune di queste operazioni sul mercato possano non essere del tutto limpide. Per ora, però, è solo un sospetto: le indagini sono appena iniziate.
Il faro degli inquirenti sta cercando di illuminare le prime sedute di contrattazione del titolo Saras, società petrolifera controllata al 62,46% dalla famiglia Moratti. Il prezzo dell'offerta venne stabilito il 13 maggio a 6 euro per azione,che secondo diversi analisti rifletteva una valutazione della società a multipli paragonabili a quelli di concorrenti a livello europeo. Il debutto in borsa avvenne cinque giorni dopo, periodo durante il quale il mercato subì una forte correzione: quando il 18 maggio Saras sbarcò a Piazza Affari le azioni lasciarono dunque sul terreno il 13% in un'unica seduta. Impressionanti anche i volumi: passarono di mano quasi 125 milioni di azioni, pari al 35% del flottante. Il ribasso, poi, continuò nelle sedute successive, lasciando molti investitori (e risparmiatori) con parecchio amaro inbocca.Dal debutto alla chiusura di ieriil saldo per Saras è negativo per il 35,22 per cento. Forse è per questo che alcuni risparmiatori hanno deciso di presentare esposti sia alla Consob, sia alla magistratura. E se la Commissione,dopo aver esaminato i movimenti di Borsa, ha deciso di archiviare la pratica, la magistratura ha deciso di andare avanti.
L'operatività sul titolo in quei giorni fu davvero enorme. Anzi iniziò addirittura prima della quotazione sul mercato grigio, dove il titolo chiuse il 17 maggio a 6,3 euro per azione.Alcuni operatori di Borsa ipotizzano inoltre che nei primi giorni di contrattazione gli hedge fund abbiano operato con particolare intensità nelle vendite allo scoperto. Si tratta della cessione di azioni di cui non si è in possesso,chiedendole in prestito a fronte di un tasso d'interesse. L'azionista di riferimento della Saras ha però negato ieri di aver mai prestato titoli per questo tipo di operazioni.Un'altro tema di cui si discute nelle sale operative è quello della greenshoe: si tratta di un'opzione che permette a una società appena sbarcata in Borsa di aumentare l'offerta di azioni in modo da soddisfare l'eccesso di domanda degli investitori. Nel caso della Saras questa opzione non fu esercitata,dato che iltitolo crollò subito dopo il debutto, ma ititoli furono usati per sostenere le quotazioni come previsto anche nel prospetto informativo, spiega la società.
Dai primi accertamenti emergerebbe che almeno una banca, di quelle che hanno collocato le azioni, avrebbe poi operato sul mercato sullo stesso titolo. Le perquisizioni, eseguite dagli ufficiali di polizia giudiziaria del nucleo di polizia tributaria della guardia di finanza di Milano e della sezione diP.G.,hanno portato al sequestro tra mercoledìe giovedì di numerosi documenti e materiali informatici: documentazione relativa all'Ipo e alle operazioni sul mercato, email e registrazioni telefoniche (di prassi nelle sale operative). In particolare a Saras sono state copiate dal server le comunicazioni via mail di una quindicina di manager a partire dal gennaio 2000.Il titolo Saras,dopo un tonfo del 2% inapertura, ha recuperato fino a un + 0,77%per chiudere praticamente in parità a 3,887 euro per azione (0,15%).