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Borsa di Shanghai, bruciati 100 miliardi di dollari. Effetto domino sui listini europei

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27 febbraio 2008

Che si tratti di prese di profitto dopo avere toccato i massimi storici o che sia la reazione alle misure annunciate dal governo contro gli investimenti illegali, il crollo è un fatto: -9% per la Borsa di Shanghai e oltre 100 miliardi di capitalizzazione andati in fumo (ne hanno fatto le spese soprattutto i titoli minerari e industriali), con ripercussioni immediate sulle piazze europee. Ora tutti gli occhi sono puntati su New York, dove gli indici di riferimento del mercato sono già tutti negativi. Il contratto sul Dow Jones cede infatti 82 punti base, a 12.572,0 punti, quello sul Nasdaq-100 scivola di 25,75 punti, a 1.812,0; il future sullo S&P 500 è invece in ribasso di 11,3 punti base (a 1.441,3). Ad appesantire ulteriormente la situazione ci ha pensato il dato relativo all'andamento degli ordinativi di beni durevoli, in caduta libera a gennaio: -7,8%. Potrebbe essere, quello arrivato dalla Cina, il pronti via per l'annunciata correzione dei mercati dopo mesi di continui rialzi, giudicati eccessivi da molti osservatori.

Scatta la corsa ai realizzi. Nel Vecchio Continente si è scatenata tra gli investitori una corsa ai realizzi di profitto. A Milano ma anche a Parigi, Londra e Francoforte l'odierna seduta di scambi è stata caratterizzata da massicci ordini di vendita con la quasi totalità dei titoli in netto ribasso. A Piazza Affari Unicredito, che in mattinata l'unico titolo con il segno positivo, poco dopo le 13, lo 0,7%. Tutti in flessione anche gli altri titoli dell'indice S&P/Mib. Fra questi Fiat (-3%), Buzzi Unicem (-2,3%) e Alitalia (-2,2%) che ha pagato lo scotto di indiscrezioni secondo cui il Governo starebbe studiando una soluzione alternativa per la compagnia che prevede la svalutazione degli asset e l'apporto di nuovo capitale da parte di investitori esterni.

A metà giornata di contrattazioni il Mibtel perdeva l'1,59% mentre lo S&P Mib cedeva l'1,41%. In rosso anche Londra (-1,61%), Parigi (-1,64%) e Francoforte. A Milano Fiat perdeva il 3,03% a 18,07 euro. In mattinata il gruppo torinese ha annunciato l'intenzione di collocare sul mercato un prestito obbligazionario benchmark denominato in euro. Male anche Snam Rete Gas (-2,87%) che paga il downgrade di Merrill Lynch. Secondo il broker il titolo è già valutato su livelli ottimali e non offre ulteriori margini di crescita. Sullo S&P Mib da segnalare anche i decisi ribassi di Pirelli (-2,57%), Tenaris (-2,50%), Saipem (-2,78%), Italcementi (-2,78%) e Mediaset (-2,07%). Male anche i bancari IntesaSanpaolo (-1,59%), Mediobanca (-2,36%) e Capitalia (-1,12%). In difficoltà infine anche Geox nonostante l'aumento degli utili netti del 29% riportato per il 2006.

A Parigi in ribasso 39 dei 40 titoli dell'indice Cac, con l'unica eccezione di Eads (+0,12%) che guadagna sulle voci riportate da un quotidiano tedesco secondo cui il gruppo avrebbe intenzione di licenziare 7700 dipendenti in Germania e Francia. Giù Alcatel-Lucent (-2,27%), Arcelor Mittal (-3,27%), Lafarge (-2,91%) e Ppr (-2,71%). A Francoforte in ribasso DaimlerChrysler (-1,36%) su voci secondo cui i sindacati del gruppo sarebbero contrari a una possibile vendita della divisione Chrysler. Fra i titoli in maggiore ribasso sul listino tedesco Deutsche Boerse (-4,16%), Aixtron (-5,42%) e Thyssenkrupp (-3,33%). A Londra infine si salvavano solo 2 dei 100 titoli del Ftse: Reuters (+1,53%), che beneficia di un upgrade del giudizio da «neutral» ad «outperform» da parte di Credit Suisse, e Home Retail (+1,28%). Male invece Rio Tinto (-3,98%) e British Airways (-3,14%).

Dieci anni fa l'ultimo scivolone a Shanghai. Quanto a Shanghai, non prendeva docce tanto gelate dal lontanto 18 febbraio 1997, quando dopo la morte del "monarca" comunista Deng Xiaoping. Negli ultimi nove mesi l'indice del mercato azionario è passato da 1.520 a 3.050 punti. «È stata la prima seduta dove l'Orso ha avuto la meglio - ha detto Liu Yang, di Atlantis Investment Management - l'analisi secondo me è molto semplice. Dopo ottimi ritorni il mercato vuole prendere un po' di fiato, utilizzando qualcunque scusa per vendere». Più articolato il giudizio di Mona Chung di Daiwa Asset Management, secondo cui gli investitori sarebbero preoccupati - più che delle tensioni geopolitiche internazionali e delle scorte americane di petrolio - delle future scelte di Pechino per frenare il surriscaldamento dell'economia. Il Consiglio di Stato della Cina ha istituito una speciale task force per porre un freno ai collocamenti azionari illegali e ad altri illeciti sul mercato. In tutto sono stati bruciati 107,8 miliardi di dollari: ben 249 dei 300 titoli del paniere hanno segnato ribassi del 10%, che è il limite di oscillazione. Dall'inizio dell'anno, tuttavia, i guadagni sono rimasti molto sostanziosi: +29%.

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