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Tra General Motors e Chrysler prove tecniche di avvicinamento

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17 febbraio 2006

Dopo la rivista Manager Magazine, anche Automotive News, il giornale statunitense considerata una bibbia del settore dell'auto, rilancia l'ipotesi che General Motors starebbe trattando l'acquisto integrale di Chrysler Group. Una Gm comunque messa male, con billanci distastrati anziché progettare auto in grado di reggere la conocorrenza negli Usa con Toyota scende in campo per un'alleanza con Chrysler Group, l'unità Usa che il gruppo DaimlerChrysler vorrebbe riposizionare anche con la vendita, dopo averla acquistata nel 1998. Secondo fonti finanziarie vicine alle trattative, i colloqui, iniziati più di un mese fa, avrebbero come oggetto le ipotesi di mettere in comune una serie di attività, come disegno e sviluppo delle auto, e anche l'eventuale costruzione di parti in comune con lo scopo di ottenere rilevanti sinergie di costi.

Più difficile, allo stato attuale delle cose, sembrerebbe un'acquisizione da parte di Gm di Chrysler, come rilanciato in Germania da Manager Magazine. Una soluzione onerosa per il colosso di Detroit in crisi e sulla quale lo stesso numero uno del gruppo tedesco-americano, Dieter Zetsche, non ha voluto fare comment, nel corso della conferenza stampa di presentazione delle misure di ristrutturazione del gruppo a Auburn Hills (Michigan), il quartier generale di Chrysler.
Riferendosi al futuro della divisione americana Chrysler, Dieter Zetsche, presidente di DaimlerChrysler, lo aveva detto chiaramente pochi giorni fa: «Considereremo tutte le opzioni». E ora, tra queste opzioni, secondo quanto scrive Automotive News, ci sarebbe l'acquisizione della controllata da parte del colosso di Detroit, General Motors. Le indiscrezioni riportate dal magazine alimentano le speculazioni che Zetsche possa aver deciso di optare per un divorzio della divisione dal colosso automobilistico tedesco, acquistato nel 1998.

Citando fonti sia tedesche che americane, Automotive News ha sottolineato che DaimlerChrysler e Gm sarebbero in trattative per una possibile vendita della controllata Usa, che nel 2006 ha riportato perdite per 1,5 miliardi di dollari, penalizzando anche i risultati dell'azienda tedesca. Nessun commento è arrivato a tal proposito da Tony Cervone, portavoce di Gm. No comment anche dal portavoce di Daimler Chrysler. Sta di fatto che le speculazioni sulla vendita di Chrysler hanno portato il titolo DaimlerChrysler al massimo delle ultime 52 settimane, a quota 72,88 dollari. Giorni fa, i vertici del gigante dell'auto tedesco hanno annunciato un piano per licenziare 13.000 dipendenti, pari al 16% della forza lavoro totale in Usa. Il piano prevede che 11.000 tagli - di cui in 9.000 negli Stati Uniti e 2.000 in Canada - avverranno nell'arco dei prossimi tre anni, e colpiranno gli operai che lavorano nelle varie fabbriche. Conseguenza immediata sarà la riduzione della capacità produttiva annuale di Chrysler di 400.000 veicoli. Saranno colpiti inoltre anche i colletti bianchi, con 1.000 impiegati che perderanno i loro posti di lavoro già nel 2007, e altri 1.000 che saranno mandati a casa entro il 2008. Oltre ai licenziamenti, Chrysler chiuderà alcuni impianti. In particolare, saranno chiusi l'impianto di assemblaggio di Newark, in Delaware, e il centro di distribuzione vicino Cleveland, in Ohio. Riduzioni nei turni di lavoro vedranno invece protagoniste le fabbriche di Warren, in Michigan, e di St. Louis, in Missouri. Ribadendo che per Chrysler tutte le opzioni sono sul tavolo, Zetsche ha sottolineato che è necessario che la divisione affronti insieme al sindacato United Auto Workers il problema dei costi sanitari, tallone d'Achille di tutto il comparto dell'auto made in Usa.

«Le recenti indicazioni giunte dall'amministratore delegato di DaimlerChrysler Dieter Zetsche di scorporare o vendere la divisione americana Chrysler porebbero in realtá essere una sorta di strumento di pressione contro i sindacati che si sono rifiutati di approvare le riduzioni dei salari e dei benefi sanitari come invece hanno fatto Gm e Ford». È quanto scrive il settimanale finanziario 'Barron's', secondo cui Zetsche potrebbe utilizzare lo spettro dela vendita come «leva» per far approvare la chiusura di un impianto e ottenere concessioni salariali da parte dei sindacati che rifiutano il piano della controllante tedesca in ragione degli elevati utili registrati, che hanno spinto a loro volta il titolo DCX a registrare arco degli ultimi sei mesi un rialzo del titolo del 40per cento».

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