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Piazzetta Cuccia e gli effetti collaterali

di Edoardo De Biasi

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19 maggio 2007


Sarà il weekend che cambierà il volto del mondo creditizio. Con la fusione UniCreditCapitalia nasce la prima banca italiana per asset, la quinta in Europa. Un colosso che controlla circa il 17% del mercato retail nazionale e che capitalizza quasi 100 miliardi di euro. Con questo matrimonio il processo di aggregazione può dirsi sostanzialmente concluso.

La decisione dei consigli UniCredit e Capitalia sarà domani l'ultimo capitolo di un libro iniziato a scrivere circa 17 mesi fa. Quando il neo Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi, lanciò un monito semplice quanto stringente: banche, dovete fondervi. L'appello è stato raccolto con una sollecitudine che in pochi si sarebbero aspettati.
Vari fattori hanno agevolato questo sforzo. Prima di tutto, l'Europa. L'acquisizione lampo di Bnl da parte dei francesi di Bnp-Paribas è stato un campanello d'allarme che ha spinto i nostri banchieri a superare inutili personalismi e a iniziare vere e proprie trattative. Non va, poi, sottovalutata la necessità di ristrutturare il sistema. Le fusioni portano inevitabilmente riorganizzazioni interne che consentono nuovi modelli operativi e maggiore controllo dei costi. Insomma, una vera e propria rivoluzione.

Ma non finisce qui. Il riassetto creditizio cambierà anche gli equilibri della finanza. Per avere una fotografia più chiara bisognerà aspettare solo alcuni giorni.
La fusione per incorporazione tra UniCredit e Capitalia creerà a cascata ripercussioni su Mediobanca, Generali e la stessa Intesa Sanpaolo. Mercoledì si riunirà infatti l'assemblea del patto di Piazzetta Cuccia per dare il via libera definitivo alla governance dualistica e lo stesso giorno il consiglio di amministrazione convocherà l'assemblea straordinaria degli azionisti. Molti i cambiamenti in arrivo. Prima di tutto la creazione di un comitato di gestione che prevede la figura del consigliere delegato, un incarico che dovrebbe andare all'attuale direttore generale Alberto Nagel. La nomina sembra quasi certa, ma alcuni sostengono che ci potrebbe essere un colpo di scena.
La sorpresa è Claudio Costamagna, recentemente chiamato da Cesare Geronzi proprio a gestire la fusione con UniCredit.

Il comitato dei manager, a garanzia dell'autonomia gestionale,dovrebbe invece essere presieduto da Gabriele Galateri. La novità più importante,però,riguarda Geronzi. La poltrona di presidente del consiglio di sorveglianza dovrebbe andare all'attuale numero uno di Capitalia, che coronerebbe così un sogno a lungo cullato.Anche qui esistono margini di incertezza. Geronzi dovrà scegliere tra Mediobanca e la vicepresidenza, con delega sulle partecipazioni, di UniCredit.Alcune indiscrezioni sostengono che una clausola dell'accordo non consente il doppio incarico.
A questi profondi cambiamenti manageriali farà da contraltare anche un riassetto azionario. Alessandro Profumo, numero uno della banca milanese, si sarebbe personalmente impegnato a dimezzare quel 18% di Piazzetta Cuccia che farà capo alla nuova superbanca.

Per evitare inevitabili complicazioni, il mandato a vendere sarà affidato alla stessa Mediobanca. Tra l'altro il punto 5,3 del patto di sindacato di piazzetta Cuccia sostiene che UniCredit e Capitalia debbano scendere ognuno al 6% e che la quota eccedente venga ceduta a banche non concorrenti l'istituto. Alcune istituzioni finanziarie, leggi Fondazioni,si sarebbero già fatte avanti, ma questa strada trova molti ostacoli. La stessa Banca d'Italia non gradirebbe una tale soluzione.

Alla fine del riassetto, comunque, il controllo dell'istituto di piazzetta Cuccia poggerà su due pilastri. Da una parte UniCredit-Capitalia, dall'altra i francesi (Vincent Bolloré e il gruppo assicurativo Groupama) che vantano ufficialmente una quota di poco inferiore al 10%.
Lo stabilizzarsi dell'azionariato Mediobanca dovrebbe favorire anche gli equilibri e l'espansione delle Assicurazioni Generali.

Il recente rinnovo del mandato triennale di Antoine Bernheim, fortemente voluto da Bolloré, è maturato dopo un braccio di ferro tra le varie anime della compagnia triestina. Non è un mistero che alcuni grandi soci ( lo stesso Profumo sembrava avere perplessità) non erano convinti della bontà della scelta. I principali dubbi era alimentati dall'asse privilegiato che proprio Bernheim aveva creato con Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza di Intesa Sanpaolo.Un accordo che aveva favorito l'intreccio azionario e operativo tra le due società. Le Generali possiedono il 5% del colosso milanese-torinese e sono il principale partner assicurativo.

Adesso improvvisamente gli schieramenti sono cambiati. I francesi, con la benedizione di Geronzi per meglio difendere Bernheim, hanno abbandonato Bazoli e si sono alleati con UniCredit. L'inedita alleanza Profumo-Bolloré ha come immediata conseguenza il rafforzamento dello status quo alle Generali. La vera sconfitta di questo scontro finanziario,dunque,sembra essere Intesa San Paolo che ha fatto sapere in più ambienti di non gradire le nozze tra UniCredit e Capitalia. Anzi, l'improvvisa accelerazione della fusione sarebbe legata proprio a possibili contromosse di Bazoli.

L'esito finale della partita non è scontato anche perché il banchiere bresciano non ha mai perso conflitti importanti e quindi non è escluso un colpo a sorpresa. Anche se pochi scommettono su uno scontro aperto. Anzi,c'è già chi vede avanzare la mediazione di Costamagna. L'ex banchiere di Goldman Sachs, oltre a essere advisor di Geronzi, è amico personale di Profumo e gode della completa stima di Bazoli. Non va poi dimenticata Banca d'Italia. Il Governatore,che tanto ha voluto e sostenuto questo riassetto, ha già fatto sapere che non vedrebbe di buon occhio la scatenarsi di una battaglia finanziaria. E che, anzi, in futuro sarebbe auspicabile lo sciogliersi degli intrecci azionari che legano gli istituti bancari, favorendo così una maggiore concorrenza di sistema.

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