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Parmalat, banche estere a giudizio. Il Gup: non sono immuni alla legge italiana

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13 giugno 2007

Rinvio a giudizio per quattro istituti di credito coinvolti, insieme a 13 loro funzionari, nella vicenda del crack Parmalat e accusate di aggiotaggio in relazione alla cosiddetta responsabilità oggettiva.

Le banche sono Citigroup, Ubs, Deutsche Bank e Morgan Stanley e il provvedimento è stato deciso dal giudice per l'udienza preliminare di Milano, Cesare Tacconi. La prima udienza, si terrà il prossimo 22 gennaio davanti alla seconda sezione penale del tribunale di Milano. Il prossimo 18 giugno, invece, il gup milanese dovrebbe decidere sulla richiesta di patteggiamento di Nextra e dei suoi quattro funzionari, già avanzata nelle scorse settimane.

Citigroup, in un commento ufficiale, si è detta certa che «il processo consentirà di accertare la totale estraneità ai fatti contestati di Citigroup e del dirigente Paolo Botta». Secondo il colosso americano del credito la decisione «è stata determinata dalla ben nota limitazione probatoria che caratterizza l'udienza preliminare. Il processo confermerà che Citigroup fu parte offesa della più grave bancarotta fraudolenta della storia italiana del dopoguerra».

Il legale dell'elvetica Ubs, Giuseppe Bana, ha invece sottolineato che «il giudice ha ritenuto applicabile la legge 231 - sulla responsabilità amministrativa delle aziende - dando una sua interpretazione alla normativa in esame ritenendo soggette alla stessa anche le banche straniere, che non hanno sede in Italia. Si tratta di un'argomentazione opinabile, che andrà riproposta in dibattimento perchè ci sono argomenti di segno opposto, rilevanti sotto il profilo giuridico, tali da giustificare un'esclusione dalla giurisdizione italiana».

Da Londra Morgan Stanley ha annunciato in una nota che «contesterà vigorosamente» il procedimento». La banca d'affari, si legge, «ha condotto un riesame approfondito delle proprie operazioni con Parmalat, incluso il private placement effettuato nel giugno 2003» e ritiene che «queste operazioni, e la sua condotta e dei suoi dipendenti, siano state del tutto corrette e che ciascuna di queste transazioni sia stata avviata e portata a termine dopo un'appropriata due diligence e non essendo a conoscenza dell'insolvenza di Parmalat».

Secondo il giudice, tuttavia, la questione dell'applicabilità della Legge 231 sulla responsabilità amministrativa delle aziende anche ad enti stranieri che non hanno sede in Italia «non è fondata». Secondo quanto si legge nell'ordinanza emessa dal gup Cesare Tacconi, l'eccezione di difetto di giurisdizione sollevata dalle difese di Ubs, Deutsche Bank e Morgan Stanley è da respingere. Infatti «nel momento in cui l'ente estero decide di operare in Italia ha l'onere di attivarsi e di uniformarsi alle previsioni normative italiane. Ragionando diversamente l'ente si attribuirebbe una sorta di autoesenzione dalla normativa italiana in contrasto con il principio di territorialità della legge, in particolare con l'articolo 3 del codice penale».

Sul rinvio a giudizio ha espresso soddisfazione il pm Francesco Greco. «Sarà un processo difficile - ha commentato il magistrato della procura di Milano - ma la speranza è che i risparmiatori possano ottenere un risarcimento dei danni subiti anche se i tempi sono stretti e incombe la prescrizione. La decisione del gup è positiva anche se sarebbe auspicabile che tutti i soggetti coinvolti trovassero una soluzione extragiudiziale».

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