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Martedì, 09 Febbraio 2010
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Processo Parmalat, rinvii a giudizio per Tanzi, Tonna e Geronzi

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ARCHIVIO / Gli articoli del Sole-24 Ore

L'ex patron Calisto Tanzi e Fausto Tonna, ex numero uno e direttore finanziario della Parmalat, uno dei registi dei bilanci truccati, sono stati rinviati a giudizio per bancarotta fraudolenta nell'ambito del filone principale del processo sul crac da 14 miliardi dell'azienda alimentare. L'imputazione per Tanzi è per i reati di associazione a delinquere e concorso in bancarotta fraudolenta. Proscioglimento per alcuni capi e sottocapi d'accusa, quale ad esempio l'associaziazione a delinquere riferita alla quotazione in Borsa. Il dibattimento inizierà in aula il 14 marzo 2008. Questo l'esito dell'ultima udienza preliminare, raccolta in un documento di 508 pagine, che si è svolta a Parma. Rinvio a giudizio anche per Cesare Geronzi, neo presidente del consiglia di sorveglianza di Mediobanca e numero uno di Capitalia, imputato per bancarotta e usura nel filone Ciappazzi del procedimento (gli altri due sono Parmalat e Parmatour), che nel febbraio 2006 gli era costato un'interdizione di due mesi.

La sorpresa dei legali di Capitalia. Nello stesso filone rinvio a giudizio per concorso in bancarotta anche per l'ex amministratore delegato di Capitalia, Matteo Arpe. Il caso Ciappazzi riguarda la vendita controversa dell'omonima azienda di acque minerali che Calisto Tanzi acquistò da Giuseppe Ciarrapico: secondo quanto ritenuto dal Gup dietro quella cessione c'erano Geronzi e Capitalia. Tanzi sarebbe stato costretto a comprare un'azienda decotta in cambio del sostegno a Parmalat. Il rinvio a giudizio di Geronzi, secondo gli avvocati dell'istituto capitolino, Amodio e Vassalli, «rappresenta un provvedimento sorprendente. Capitalia è stata oggetto di una truffa che ha coinvolto il sistema bancario nazionale e internazionale» e si costituirà parte civile. Per quanto riguarda la posizione del presidente Geronzi in particolare - sottolineano i due avvocati - «non vi è alcuna prova del suo coinvolgimento nelle operazioni che gli vengono contestate. Il cavalier Tanzi e il ragioniere Tonna si sono esibiti in una serie di performance giudiziarie che smarriscono ogni senso logico sia per la loro intrinseca incongruenza, sia per la contraddittorietà dei rispettivi racconti. Per i due difensori il processo avrebbe dimostrato sinora che «l'acquisto della azienda produttrice di acque minerali rientrava nella consolidata strategia del Gruppo nel settore acque e poteva essere un buon affare per Parmalat, solo che desse corso agli investimenti non ingenti necessari per il suo rilancio».

In tutto 66 rinvii a giudizio. Il gup Domenico Truppa ha mandato a giudizio 66 imputati in tutto: 23 riguardano Parmalat, 32 il filone del turismo, 8 Capitalia, 2 la truffa riguardante l'Emilia Romagna Factor e 1 il caso Ributti. Alcuni imputati, come Calisto Tanzi, sono stati rinviati a giudizio per più di un filone d'inchiesta. Nove invece i proscioglimenti: per lo più si tratta di imputati, come l'ex numero uno del Monte Paschi Siena, Carlo Zini, che si erano occupati dello sbarco in Borsa che il giudice non ha ritenuto operazione dolosa. Ratificati infine, come da previsione, i 16 patteggiamenti per cui i Pm avevano già dato il proprio consenso.

Tra i rinviati a giudizio: Massimo Armanini, ex manager director di Deutsche Bank e membro del Cda di Parmalat Finanziaria; Enrico Barachini, uomo di fiducia del Monte Paschi Siena, membro del Cda della Coloniale; Claudio Baratta, presidente e amministratore delegato della Hit, membro dei Cda di numerose società de gruppo parmense; Domenico Barili, l'uomo del marketing, a lungo braccio destro di Tanzi; Romano Bernardoni, già presidente di Parmatour; Ugo Bianchi, amministratore unico di 13 concessionarie; Giovanni Bonici, presidente di Bonlat e di Parmalat Venezuela; Fabio Branchi, amministratore delegato della Hit; Rosario Lucio Calogero, revisore e poi manager del gruppo; Paolo Compiani, presidente del Cda della Cosal; Camillo Florini, ex direttore generale della Sestante; Davide Fratta, sindaco di Parmalat Spa; Guido Gerboni, amministratore unico di 20 concessionarie; Mario Mutti, ex patron di Tecnosistemi; Giuliano Panizzi, manager di Parmalat; Lorenzo Penca, revisore della Grant Thornton; Paolo Sciumè, per 13 anni nel board di Parmalat Finanziaria, poi anche presidente del Cda di Ifitalia; Luciano Silingardi, già presidente di Cariparma e già membro del Cda di Parmalat Finanziaria; Renato Trauzzi, vice del tesoriere della Parmalat Franco Gorieri.

Danni morali, rimborsi per 40 milioni ai risparmiatori. Il Gup ha anche stabilito in 40 milioni di euro il rimborso per danno morale che andrà ai 32 mila risparmiatori del gruppo bancario SanPaolo-Imi e ad altri 3 mila, per un totale di 35 mila risparmiatori. Lo ha riferito l'avvocato difensore del Gruppo SanPaolo-Imi, Carlo Federico Grosso. I 40 milioni, ha spiegato Grosso, sono il 10% di quanto investito dai risparmiatori, ovvero 400 milioni di euro. Dovranno rimborsarli ai risparmiatori, per il momento, i tre imputati che sono stati condannati con rito abbreviato: Maurizio Bianchi, revisore tra il 1994 e il 2001, condannato a nove anni; Gianpaolo Zini, avvocato d'affari, condannato a sette anni e 10 mesi, pena superiore a quella chiesta dai pm; Luciano Del Soldato, ex direttore finanziario di Parmalat condannato a sette anni. Vista l'entità della somma, in caso di mancato pagamento saranno tenuti in solido al risarcimento, al termine del procedimento, tutti gli altri imputati riconosciuti colpevoli.

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