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Italia poco esposta sui subprime

di Rossella Bocciarelli

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4 ottobre 2007

Il Focus della Consob sui principali istituti

«Il peggio è passato. Il disastro dei mutui subprime che ha innescato una stretta creditizia globale è in larga parte alle nostre spalle». Lo ha detto l'ex presidente della Fed Alan Greenspan a una conferenza di businessmen a Lisbona. E,se non fosseche da questa parte dell'Atlantico sono in molti a chiedersi come mai «il caro amico Alan» non abbia saputo prevedere che qualche ribasso di troppo dei tassi avrebbe contribuito a far lievitare oltre misura la bolla dell'immobiliare Usa, all'ottantunenne mago americano della moneta si potrebbe anche credere sulla parola. Per fortuna, sui mercati si comincia a vedere anche qualche dato di fatto positivo: per esempio, nel settore delle asset backed securities, almeno quelle con rating AA, sono rientrati in scena gli speculatori, che comprano e fanno risalire l'indice. E sul mercato dei capitali europeo anche chi ha preso qualche sberla dimostra di avere spalle forti: è il caso, ad esempio di Deutsche Bank che ieri ha fatto sapere che gli utili netti nel terzo trimestre supereranno gli 1,4 miliardi di euro, nonostante i 700 milioni di euro di oneri nei suoi prestiti per il leverage e gli 1,5 miliardi di euro di oneri nei settori del credito strutturato e dei prodotti garantiti da mutui. Sempre ieri, i nuovi rumors di un'acquisizione hanno spinto Northern Rock in rialzo del 10%. Quanto alle aziende di credito italiane, la doppia rete di protezione stesa dalle autorità di controllo (Banca d'Italia per quel che attiene alla stabilità e Consob per la trasparenza) sta già dando i suoi i frutti.L'authority di Piazza Verdi, in particolare, si è mossa con grande tempismo per verificare anche l'eventuale esistenza di "spazzatura sotto i tappeti" da parte delle società finanziarie quotate in Italia. E dopo il primo check up a campione fatto in via riservata (ai sensi dell'articolo 115 del Tuf) ancora nel mese di agosto, il 30 agosto gli uomini di Lamberto Cardia, utilizzando i poteri conferiti all'articolo 114 del Tuf(richiesta di informazioni per il mercato) hanno ottenuto che con le semestrali ciascuna banca e assicurazione quotata chiarisse anche se l'esposizione verso attività confinanti con la crisi dei mutui subprime Usa potesse avere o meno effetti sul proprio conto economico, evidenziando sia l'eventuale influenza sul poprio portafoglio di attività sia quella nel portafoglio terzi. E' stata chiesta cioè anche la "fotografia" delle esposizioni in rapporto al risparmio gestito e amministrato, proprio per evitare che in futuro eventuali rischi propri di una banca possano essere surrettiziamente trasferiti su altri. Adesso, pubblicate tutte e 38 le relazioni semestrali dei gruppi quotati, una prima visione d'insieme è disponibile ed è tutto sommato confortante, come fanno notare anche i tecnici della Consob dopo aver valutato l'intero quadro. Che cosa si ricava, infatti, dalla sinossi delle informazioni fornite al mercato dalle banche e assicurazioni italiane (di cui noi pubblichiamo nella tabella solo la parte più commentata, cioè quella dei gruppi che invece di limitarsi a dichiarare "nessuna esposizione" hanno ritenuto necessario fornire dati)? Si ricava che nessuno ha esposizioni significative sul portafoglio di proprietà e che le esposizioni sono limitate anche per quel che riguarda il portafoglio terzi (il termine non rilevante usato in tabella sintetizza quanto contenuto nei comunicati stampa e nelle semestrali ed è, quindi, sottoscritto dai revisori contabili, che utilizzano i criteri Ias). Dai dati delle relazioni semestrali si desume anche che per quanto riguarda Unicredit c'è un problema fuori bilancio e riguarda il rapporto di sponsorizzazione verso 6 conduit per un ammontare di 11,8 miliardi di euro a fine agosto. Ora ridotto a 11 miliardi. L'esigenza di massima chiarezza da parte delle aziende di credito nei rapporti con le società -veicolo, peraltro, è stata sottolineata anche nella recente circolare della Vigilanza della Banca d'Italia.

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