Le Sezioni unite penali della Corte di Cassazione hanno annullato il decreto con cui il Gip del Tribunale di Napoli, nel quadro dell'inchieta della Procura sui rifiuti, aveva disposto il sequestro di circa 750 milioni nei confronti di Impregilo e delle controllate Fibe, Fibe Campania e Fisia Italimpianti. Il titolo del general contractor di Sesto San Giovanni, controllato tramite Igli da Benetton, Ligresti e Gavio, ha vissuto una giornata esaltante in Borsa, con una chiusura a +18,99% attestandosi a 3,35 euro.
L'amministratore delegato di Impregilo, Alberto Rubegni, aveva preannunciato mercoledì che non appena fosse stata fatta chiarezza sulla posizione della Cassazione, i vertici della società avrebbero lavorato al piano triennale. A sospingere in alto i titoli, comunque, sono state anche le buone notizie degli ultimi giorni: la commessa cinta in America, nonché i conti del 2007 risultati in netto calo rispetto a quelli del 2006, ma comunque superiore alle stime degli esperti finanziari.
La Corte ha rinviato gli atti al Tribunale del Riesame di Napoli che dovrà ora provvedere a ricalcolare al ribasso l'entità del sequestro preventivo. Il Tribunale del Riesame di Napoli dovrà ora valutare l'entità delle somme da dissequestrare in base alle indicazioni fornite dalla Corte. Le Sezioni unite penali, presiedute dal giudice Torquato Gemelli, erano chiamate a pronunciarsi sulla definizione della nozione di «profitto» in base a cui doveva essere calcolato l'importo da porre sotto sequestro. Secondo i legali di Impregilo il Gip di Napoli, nel disporre il sequestro, aveva considerato come profitto l'utile al lordo dei costi sostenuti dalle aziende interessate e non l'utile netto che le aziende coinvolte avevano ricavato dalla presunta commissione del reato dedotti i costi dell'attività svolta alla commissione dello stesso reato.
Secondo le Sezioni unite penali «deve intendersi per profitto del reato» il vantaggio economico di diretta e immediata derivazione causale dal reato, che va determinato tenendo conto dell'utilità eventualmente conseguita in concreto dal danneggiato». La vicenda ha origine lo scorso giugno, quando il Gip di Napoli dispose il sequestro di circa 750 milioni nei confronti di Impregilo e delle aziende controllate nell'ambito dell'inchiesta sul ciclo di smaltimento dei rifiuti solidi urbani in Campania.
Il Gip aveva stabilito anche il divieto di contrattare con la Pubblica amministrazione per un periodo di un anno in relazione alle attività di smaltimento, trattamento e recupero energetico dei rifiuti. Il ricorso presentato da Impregilo contro la misura cautelare era stato respinto il 24 luglio 2007 dal Tribunale del Riesame di Napoli. Da qui il ricorso in Cassazione che ha portato oggi all'annullamento della decisione del Tribunale e alla remissione degli atti allo stesso tribunale che dovrà provvedere a ridurre le somme sequestrate.