Quello che non hanno fatto gli attentati dell'11 settembre o le crisi di Governo degli ultimi anni, l'hanno causato i mutui subprime e i grandi hedge fund internazionali. I titoli di Stato italiani sono stati infatti bastonati dagli investitori in questi giorni, come non era mai accaduto da quando esiste la moneta unica europea. Ed è anche per questo che il ministero dell'Economia ha deciso in serata di intervenire organizzando un'operazione di concambio, per dare un sostegno indiretto ai titoli italiani e agli investitori. I CcT hanno infatti perso 40 centesimi in pochi giorni. E i BTp – pur guadagnando terreno in termini assoluti – sono stati penalizzati rispetto ai titoli di Stato tedeschi: il differenziale tra i rendimenti di Italiae Germania ha così raggiunto il record dal 1999 a 52 punti base. Questo significa che, per attirare gli investitori, i BTp italiani sono costretti a offrire un rendimento dello 0,52% superiore ai Bund tedeschi. Tradotto in soldoni: se il differenziale rimanesse così per l'intero 2008, quest'anno l'Italia pagherebbe quasi un miliardo di euro in più di interessi sulle nuove emissioni di titoli di Stato rispetto alla Germania. Un regalino dai mercati internazionali al nostro super-debito pubblico.
Che si tratti di un vero terremoto è l'opinione di tutti gli operatori. È infatti raro vedere i CcT, titoli solitamente immobili, perdere 40 centesimi in pochi giorni. Ed è ancora più raro vedere il differenziale tra i BTp decennali e i Bund tedeschi passare, in soli due mesi, da 23 punti base a 52. Questo differenziale ( chiamato spread) è molto osservato dagli operatori sui mercati internazionali perché funziona un po' come il termome-tro della febbre: più sale e più indica tensione. E, in questi giorni, l'Italia ha una febbre da cavallo. Per vedere uno spread ancora più elevato bisogna infatti tornare ai tempi della lira (arrivò a 769 punti base durante Tangentopoli). Ma si tratta di un'altra era geologica per i mercati europei.
Quello che più spaventa gli investitori è che nessuno riesce veramente a capire i motivi della debàcle. Perché non riguarda solo i BTp italiani, ma i titoli di Stato di tutti i Paesi cosiddetti "periferici" d'Europa,come Grecia e Portogallo. E riguarda anche Paesi più centrali, come la Francia. Le ragioni, dunque, non vanno cercate in Italia, ma nella congiuntura internazionale e nel comportamento dei grandi investitori. Fino a qui sono tutti d'accordo. Ma nessuno sa individuare i motivi reali.
Le ipotesi sono tante. Qualcuno punta il dito contro la scarsa liquidità sui mercati obbligazionari. Qualcun'altro sull'incertezza, che spinge gli investitori a puntare sui Paesi centrali come la Germania e a snobbare quelli periferici come l'Italia. Qualcuno accusa invece gli hedge fund, rei già in passato (durante il crack nel 1998 del fondo speculativo Ltcm) di avere venduto a piene mani CcT mentre "smontavano" il cosiddetto carry trade. Con questo termine si indica una tecnica d'investimento tipica dei fondi più aggressivi: prima si indebitano in Giappone (dove i tassi d'interesse sono prossimi allo zero) e poi investono in titoli ad alto rendimento. Il problema è che quando i fondi sono in difficoltà – come sta accadendo ora –, sono costretti a fare il contrario e a vendere i titoli più liquidi che hanno in portafoglio. Così, non potendo scaricare i bond illiquidi, vendono i titoli di Stato. CcT inclusi: così fece Ltcm, e forse così sta facendo qualche hedge fund ora.
A prescindere dalle motivazioni, il ministero dell'Economia ha deciso ieri sera di intervenire. Per dare maggiore liquidità e rendere più fluido il mercato, ha infatti organizzato un'operazione di concambio attraverso Mts: ha proposto agli investitori di acquistare alcuni BTp e CcT "vecchi", offrendo in cambio Buoni quinquennali di nuova emissione. Gli operatori hanno visto in questo intervento un chiaro segnale di sostegno al mercato dei titoli di Stato. Vedremo oggi quali saranno i risultati.