È definitiva la ritirata di Air France-Klm.E l'annuncio a tarda sera, come molti, troppi atti in questa controversa vicenda che l'offerta di comprare Alitalia non è più valida rievoca un altro divorzio nella storia infelice della ricerca di un partner per la Cenerentola dei cieli: l'abbandono dell'alleanza con Alitalia annunciato il 28 aprile 2000 dalla Klm. Anche questa volta la vera causa è la politica.
Nel 2000 a mettere in fuga gli olandesi volanti erano stati secondo le loro accuse l'«enorme ritardo» del Governo a rendere Malpensa un hub e la mancata garanzia della privatizzazione Alitalia entro il 30 giugno 2000.
Otto anni dopo, ci sono stati i riferimenti a una cordata italiana fatti da Silvio Berlusconi in campagna elettorale, l'incarico al suo consulente Bruno Ermolli di sondare imprenditori per organizzare un'offerta alternativa a quella «irricevibile» di Roissy, infine l'annuncio che la russa Aeroflot potrebbe essere coinvolta in una collaborazione.
Tutto questo ha fatto capire a Jean-Cyril Spinetta che la misura è colma e il suo «projet Azur» era ormai irrealizzabile. Sul piano formale, la motivazione data da Air France- Klm appare ineccepibile. L'offerta vincolante del 14 marzo, accettata dal cda della Magliana il 15 marzo, con tanto di contratto firmato dall'allora presidente, Maurizio Prato, prevedeva una serie di condizioni sospensive dell'efficacia, che avrebbero dovuto realizzarsi entro il 31 marzo.
Tra queste spiccava il consenso dei sindacati di Alitalia e Az Servizi al piano industriale e ai tagli (2.120 esuberi, oltre a circa 3.300 lavoratori della Servizi lasciati nella Finteca). Ma c'era anche la neutralizzazione degli eventuali danni del contenzioso da 1,25 miliardi avviato dalla Sea, il prestito ponte da 300 milioni del Tesoro. Alitalia ed Air France hanno concordato un breve differimento del termine al 2 aprile, il giorno culminato nella rottura delle trattative.
L'offerta dunque avrebbe dovuto essere considerata non più valida dal 3 aprile. Eppure il 7 aprile il consiglio di Air France ha ribadito la validità del piano Spinetta, pur constatando lo «stallo». «Spetta ora ad Alitalia, ai suoi dipendenti e alle organizzazioni sindacali rappresentative del personale esprimersi su come vedono il futuro della loro azienda», concludeva l'appello di Air France.
Perché il 7 aprile per Air France l'offerta era ancora valida, nonostante fosse stato superato il termine del 2 aprile, mentre ieri (21 aprile) l'offerta era decaduta? Dalla nota francese di ieri – che ha coltro di sorpresa il Tesoro e non è stata comunicata all'Alitalia, come fa notare la compagnia – si apprende che Alitalia ha chiesto a Parigi di «chiarire la situazione legale successiva alla rottura delle negoziazioni».
Perché una simile richiesta? Probabilmente il quesito è stato posto dal nuovo presidente Aristide Police, per evitare il rischio per Alitalia di pagare penali ai francesi in caso di ricerca di altri partner. Ma potrebbe essere stato suggerito dalla nuova maggioranza politica, in modo da «certificare» che la trattativa con Air France si è esaurita e che quindi – come ha spiegato Ermolli il 7 aprile – si è liberi di esplorare altre strade.
Sembra in definitiva che la procedura sia stata pilotata per far dire no ai francesi e lasciare Alitalia libera di cercare altre soluzioni. Tra le ipotesi, ci sarebbe un progetto di aumento di capitale (Air France si impegnava a versare un miliardo), necessario per evitare il fallimento, che verrebbe sottoscritto da una cordata italiana con alcune banche, cui potrebbe partecipare il Tesoro. Nel consorzio potrebbe esserci Aeroflot, con una quota non superiore al 49% di Alitalia, per evitare la perdita dei diritti di volo. C'è chi spera in un ritorno di Lufthansa: ma il suo piano era più severo di quello francese.
Intanto, l'unica certezza è che lo Stato, cioè i contribuenti, si appresta a pompare nel buco di Alitalia altri 100-150 milioni di soldi pubblici a fondo perduto.