Come fa una banca che mi finanzia l'azienda all'Euribor + 1%, e che alla richiesta di un mutuo a 15 anni per uno dei miei figli mi ha proposto di pagare l'Euribor + 0,9%, a offrirmi su una sua obbligazione un rendimento pari all'Euribor + 2,5%?». La domanda posta da un imprenditore della provincia di Firenze al quale la Banca Toscana ha proposto la sottoscrizione del bond Mps subordinato in collocamento fino al 13 maggio non è banale. La risposta sta scritta nel prospetto di 52 pagine che accompagna l'offerta, dove si legge che «le somme derivanti dalla vendita delle obbligazioni saranno esclusivamente utilizzate dall'emittente per il finanziamento dell'acquisizione di Banca Antonveneta». Quindi niente prestiti alle imprese o mutui casa: per finanziare quelli Mps, come le altre banche, utilizza i depositi dalla clientela, la raccolta sull'interbancario e l'emissione di obbligazioni non subordinate. Guadagnandoci molto, come risulta dall'indagine sugli spread tra tassi attivi e passivi.
È la prima volta che un'emissione subordinata di queste dimensioni (due miliardi) viene piazzata ai risparmiatori anziché agli istituzionali. Ciò comporta che i potenziali sottoscrittori (casalinghe, pensionati e così via) attirati dall'alta cedola acquisiscano familiarità con concetti come «upper tier II» e «credit default swap». E dedichino qualche ora alla lettura del prospetto e alle alternative di impiego, se vogliono agire con consapevolezza. In realtà, non accade nulla di tutto questo. I risparmiatori si affidano alle raccomandazioni delle filiali bancarie, certamente in conflitto di interessi, più o meno argomentate. Tornando al caso dell'imprenditore toscano, non è noto quale sia stata la risposta ai suoi dubbi data dal suo referente bancario, ma non deve essere stata particolarmente rassicurante. «La proposta - conclude nell'e-mail - non mi è piaciuta e intanto ho aperto i conti presso un'altra banca».
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