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Mediobanca in testa alle classifiche di M&A

di Antonella Olivieri

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27 Giugno 2008

Consiglio di gestione e consiglio di sorveglianza di Mediobanca si riuniscono venerdì mattina per il pre-consuntivo dell'esercizio che chiude il 30 giugno. Nonostante il periodo difficile, la banca d'affari guidata da Alberto Nagel è riuscita sostanzialmente a rispettare la tabella di marcia e l'esercizio che si sta per concludere dovrebbe evidenziare risultati prossimi al precedente, che si era chiuso con un utile netto di 953 milioni.
Mediobanca dunque tiene, nonostante la crisi dei subprime che ha investito il resto del settore, il sostegno all'apertura delle sedi all'estero (Francoforte, Madrid, Londra) e il lancio di Che Banca!. Nell'investment banking nel corso dell'ultimo anno, che coincide con l'esercizio contabile, l'istituto di Piazzetta Cuccia, ha inoltre confermato la sua leadership in Italia. Prima nell'equity capital market, con una quota di mercato del 31,6% per nove operazioni seguite, tra cui l'aumento di capitale di Mps e quello di Italease e quattro Ipo (Piquadro, Il Sole 24 Ore, Aeffe, Enia). E prima nell'attività di M&A con 63 deal annunciati per un controvalore di 61,8 miliardi di dollari che le consegnano una quota di mercato del 46,7%, davanti a Ubs (39,79 miliardi di dollari) e Morgan Stanley (38,06 miliardi). Tra le principali operazioni nel carnet Eni Distrigaz, Eni-Suez, Finmeccanica-Drs, Pirelli-Speed, Antonveneta-Mps, le cessioni connesse all'acquisizione di Endesa da parte di Enel, le cessioni di sportelli da parte di Intesa-Sanpaolo e UniCredit. Prima nell'advisory, con 34 oeprazioni per 35,6 miliardi di dollari di controvalore, anche nel primo semestre 2008, secondo gli ultimi dati Thomson-Reuters, davanti a Goldman Sachs (24,6 miliardi) e Morgan Stanley (21,8).
Ciononostante, escludendo le partecipazioni, la Borsa prezza le attività bancarie di Piazzetta Cuccia appena cinque volte gli utili. Il titolo è sotto schiaffo già da un po'. Ben lontane le vette di oltre 18 euro di due anni fa: solo nell'ultimo mese Mediobanca, a parte qualche estemporanea fiammata al rialzo, ha lasciato sul terreno quasi 3 euro. Anche ieri ha ceduto il 3%, riscendendo a quota 10,71 euro.
Responsabile principale del ribasso un fattore tecnico che, per sfortunata congiuntura, è andato aggrovigliandosi negli ultimi mesi e che, pur in via di esaurimento, è destinato a pesare sul titolo ancora per qualche tempo. A metà giugno, infatti, è scaduto il contratto con Barclays sul 2% del capitale che UniCredit, per questioni di Antitrust, non aveva potuto cedere alla Popolare di Vicenza. E la banca inglese ha piazzato di conseguenza tutto il pacchetto, pur con vendite diluite, sul mercato.
Ma non basta, perchè anche il 2,99% del 3,78% che originariamente faceva capo al gruppo Zunino è legato a un collar – un contratto di put & call con Credit Suisse – suddiviso in due parti. La prima, che insiste su una quota dell'1,99%, scade il 25 luglio prossimo e dà diritto alle finanziarie dell'immobiliarista di acquistare azioni a 14,275 euro, nonchè di venderle a 12 euro alla banca controparte. La call è ovviamente fuori mercato, ma è la put che pesa sull'andamento del titolo. Che più scende e più obbliga Cs a ricoprirsi, vendendo quello che tecnicamente si chiama il "delta", che nel caso specifico, a questi livelli, è prossimo all'intera quota.
Ma, secondo le stime degli esperti in derivati, anche l'1% vincolato alla seconda parte del collar dovrebbe esser stato oggetto di ricoperture per circa i quattro quinti, aumentando perciò la pressione sul mercato. Questa parte, con put a 12,334 euro e call a 14,685, scadrà il 27 marzo 2009. Ciò permetterà al gruppo dell'immobiliarista piemontese di mantenere comunque i diritti di voto su almeno l'1%, che è il minimo richiesto per presentare una lista, scavallando l'assemblea Mediobanca di fine ottobre senza far venire meno il presupposto che ha portato Luigi Zunino nel consiglio di sorveglianza presieduto da Cesare Geronzi. Alla successiva assemblea del 2009 scadrà comunque il mandato dell'intero consiglio.
Ovviamente se il titolo dovesse invertire la rotta, Credit Suisse, per coprire la posizione, dovrebbe ricomprare azioni sul mercato, massicciamente se Mediobanca dovesse superare quota 12 euro nell'arco del prossimo mese o quota 12,334 euro da qui a fine marzo. Un'eventualità piuttosto remota per quanto riguarda la scadenza più vicina, con l'1,99% del pacchetto che pare destinato a finire definitivamente sul mercato. Ancora aperta invece la partita per il residuo 1 per cento.

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