VIENNA. Il nuovo piano triennale 2008-2010 di UniCredit Group esclude nuove acquisizioni e punta tutto sul retail banking e sulla crescita nel Centro Est Europa. Partendo dalla premessa che le tensioni sui mercati e il rallentamento dell'economia sono destinati a durare, il gruppo – per continuare a mantenere buoni livelli reddituali senza troppi rischi – presenta un piano definito «prudente e conservativo».
La scelta di fondo è quella di «tornare alle origini» e puntare soprattutto sulle attività di banca commerciale valorizzando al massimo il network internazionale di 9.889 filiali bancarie, al cui sviluppo sarà "allocata" una maggiore quota del capitale investito (dal 68% al 78%).
Un piano senza «effetti speciali», dunque, che anche in termini di target patrimoniali (Core Tier 1 del 6,2% a fine 2008 e del 7,1% al 2010) si affida alla generazione organica di capitale, senza ricapitalizzazioni (categoricamente escluse) ma anche senza quelle cessioni di asset su cui forse puntavano alcuni investitori. Così si spiega, in una giornata negativa per i titoli bancari europei, la reazione immediata della Borsa (-1,3% in apertura, -4,29% a fine seduta), che probabilmente confidava anche in target reddituali un po' più elevati. O almeno così diceva il consenso di mercato. «È possibile che i target siano lievemente sotto il consenso, bisogna vedere se il consenso era coerente con la situazione di mercato – ha commentato l'amministratore delegato di UniCredit Alessandro Profumo – in ogni caso, oggi abbiamo visto una reazione emotiva, aspettiamo un giudizio più completo quando il piano sarà stato approfondito dagli investitori». Secondo Profumo, il modello di gruppo con forti banche commerciali locali e fabbriche di prodotto globali «è quello vincente». Dal leasing al global transaction banking, sono già state create piattaforme uniche che ora dovranno lavorare con le banche del gruppo. Nell'asset management, resta confermata la strategicità di Pioneer. «Non abbiamo intenzione di cedere Pioneer – ha detto Profumo – ma confermiamo la disponibilità a prendere in considerazione eventuali aggregazioni per farne aumentare le dimensioni. Certo, non è questo il momento di mercato più adatto per farlo».
Esaminando più in dettaglio il piano triennale, dal punto di vista reddituale l'obiettivo di utile per azione (eps) per l'anno in corso resta confermato nel range 0,52-0,56 euro, dai 0,46 € del 2007. Il tasso di crescita medio annuo dell'eps fino al 2010 è del 10-12%. L'Eva (indicatore della creazione di valore) crescerà nei prossimi tre anni di oltre il 60%, raggiungendo 4,8 miliardi di euro. «Nel piano abbiamo previsto una piccola crescita dei dividendi», ha aggiunto Profumo che ha anche precisato l'impatto della Robin Tax sui conti del gruppo in 80 milioni di euro.
Anticipando già il dato della semestrale, il banchiere ha inoltre tranquillizzato gli investitori sull'assenza di nuove svalutazioni sul portafoglio Abs (che nel primo trimestre aveva generato invece un miliardo di perdite).
L'approccio del piano imperniato sul retail – illustrato agli investitori ieri a Vienna da Profumo e dal top management – si basa su due diverse strategie geografiche. Nell'Europa del l'ovest (Italia, Germania, Austria) è attesa una crescita media dei ricavi solo del 3% all'anno e la tenuta della redditività sarà garantita soprattutto dall'attenzione ai costi (cost/income in discesa dal 56,4% al 51,3%) e dalla ristrutturazione già avviata, che porterà nel triennio alla riduzione dell'organico di 9mila unità (di cui 5.800 quelli già previsti dall'integrazione con Capitalia, dopo i 2mila già effettuati nel 2007). Il taglio dei costi, che consentirà di stabilizzare i profitti, arriverà soprattutto dall'integrazione con Capitalia. «Confermando la strategicità dell'acquisizione, che ora ci darà grandi sinergie di costo». Nessuna acquisizione è prevista nella core Europe, dove «contiamo di crescere incrementando le quote di mercato – ha detto Profumo, che ha «escluso interesse per Postbank e Commerzbank» in Germania. E in Francia il dossier Société Générale potrebbe tornare attuale? «No, SocGen è ben gestita, siamo in ottimi rapporti ma siamo e resteremo due banche separate».
Nel Centro Est Europa (Cee), invece, la prevista crescita media dei ricavi è del 19,3%. A fine piano, particolare significativo, il numero dei dipendenti del gruppo sarà equamente suddiviso tra Europa dell'Ovest e Centro Est Europa. Entro i prossimi tre anni, UniCredit aprirà in quest'area 1.300 nuove filiali e investirà 500 milioni di euro. A quest'area dovrà dedicarsi con sempre maggiore dedizione, la divisione Market & Investment banking (Mib) che allenterà gradatamente l'esposizione sui mercati concentrandosi sempre più sulla fornitura di servizi alla clientela corporate del gruppo.
Infine la panoramica sugli asset italiani che potrebbero essere ceduti. La partecipazione in Atlantia sembra quella di più imminente dismissione («decideremo al momento opportuno»), mentre su Mediobanca (l'anno prossimo scade il patto di sindacato) Profumo ha ripetuto di non aver ancora preso una decisione. «C'è tempo, valuteremo in futuro quando si porrà il problema». E a chi gli chiedeva dei timori del presidente di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli per gli assetti di Generali e Rcs a seguito della fusione UniCredit-Capitalia, Profumo ha risposto: «tutte le cose che abbiamo fatto quest'anno mostrano che i timori di Bazoli non erano fondati o giustificati».
| I NUMERI DEL PIANO |
0,52-0,56 €
Utile per azione atteso Per il 2008 UniCredit si attende un eps in crescita rispetto agli 0,46 euro del 2007. |
9mila
Riduzione dell'organico La ristrutturazione porterà nel triennio alla riduzione dell'organico di 9mila unità, di cui 5.800 quelli già previsti dall'integrazione con Capitalia. |
+19,3%
La crescita attesa in Est Europa Nell'area Centro Est Europa è attesa una crescita media dei ricavi pari al 19,3%. Nei prossimi tre anni il gruppo aprirà in quest'area 1.300 nuove filiali. |
+3%
La crescita nell'Europa dell'Ovest Nel triennio UniCredit si attende uno sviluppo contenuto dei ricavi in Italia, Austria e Germania. |