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A2A taglia 500 poltrone

di Laura Galvagni

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13 Luglio 2008
La ragnatela
A2A nuove socità, vecchi vizi

Più che una fusione una duplicazione. Questo deve aver pensato il sindaco di Milano Letizia Moratti quando ha dato un'occhiata veloce alla struttura di gruppo di A2A e ha scoperto che l'integrazione tra Aem Milano e Asm Brescia ha prodotto una proliferazione di cariche e poltrone: potenzialmente quasi 550 caselle da riempire con sindaci e amministratori, se si analizza la struttura ufficiale dell'utility. Numeri da capogiro, ma che sarebbero ancora più rotondi se fosse possibile ricostruire nel dettaglio la ragnatela A2A. Al punto che, secondo fonti ben informate, si arriva a sfiorare le mille poltrone. Ecco perché il sindaco, in occasione del consueto appuntamento con il presidente del consiglio di gestione Giuliano Zuccoli tenutosi dopo la Commissione Bilancio, dopo aver affrontato lo scottante tema della truffa del gas, ha sollecitato un taglio del 30% di consiglieri e sindaci. Zuccoli, peraltro, starebbe già predisponendo un piano di semplificazione che punta a ridurre della metà la struttura, arrivando così ad eliminare quasi 500 cariche. La missione, tuttavia, non sarà facile, considerata la logica che spesso accompagna le integrazioni tra ex municipalizzate. Non a caso, tra le società direttamente controllate da A2A esistono diverse aziende fotocopia. Nell'elenco compare infatti Asm Energy ed Aem Energia, Aem Calore & Servizi e Asm Calore & Servizi, Aem Service e Asm Servizi, Aem Elettricità e Asm Elettricità e così via dicendo. Tutto ciò, risponderebbe alla necessità che A2A mantenga tramite delle società operative un radicamento forte con il territorio. Il risultato, però, è che allo stato e secondo quanto è stato possibile ricostruire a Il Sole 24 Ore, la super utility controlla 55 società, se si considera anche Edison, gestita a metà con i francesi, e le sue sei aziende operative. Ciò, tradotto in poltrone, significa circa 240 consiglieri designati, di cui una parte da spartire con Edf (più o meno una sessantina).
A ciò va aggiunta la carica dei collegi sindacali. Ogni azienda ha a disposizione almeno cinque sindaci, tre effettivi e due supplenti. Conti alla mano, dunque, ad A2a spetta la nomina anche di circa 251 sindaci. Complessivamente, si tratta quindi di 491 caselle da riempire con l'uomo giusto.
E queste sono solo le poltrone che fanno diretto riferimento alla ex municipalizzata, considerati, ovviamente, anche i 23 amministratori che si contano alla guida di A2A tra consiglio di sorveglianza e consiglio di gestione. Se a ciò si aggiungono anche le nomine in aziende partecipate in maniera rilevante, almeno oltre il 10% del capitale, emerge che la super utility ha voce in capitolo nell'indicazione di altri 88 manager e 80 sindaci. Complessivamente 168 poltrone che portano a 660 il numero totale di posti da assegnare, di cui più o meno 550 di diretta competenza di A2A.
Ed è evidente come tutto ciò rappresenti per l'azienda un costo abbondantemente ridimensionabile. Se si guarda il bilancio consolidato di Aem Milano del 2007, i compensi ai diversi collegi sindacali delle principali società controllate sono stati pari a 772 mila euro. Nei conti di Asm Brescia risulta solo il costo del collegio sindacale della quotata che nel passato esercizio ha sfiorato i 340 mila euro. Cifre importanti che nell'attuale organizzazione del gruppo A2a rischiano di diventare troppo ingombranti. Tra l'altro, c'è da chiedersi se questa schiera di consiglieri e controllori sia davvero necessaria. Tanto più se si vuole allontanare la super utility dall'immagine stereotipata di centro di lottizzazione. Ora toccherà ai manager, in prima battuta Zuccoli, chiamato direttamente in causa dalla Moratti, e quindi al presidente del consiglio di sorveglianza Renzo Capra, portare a compimento una riorganizzazione che permetta di dare una sforbiciata a questa immensa ragnatela di società con relativi consigli di amministrazione al seguito. Va detto, peraltro, che già molte delle aziende operative lavorano con a capo un amministratore unico, generalmente uno dei due direttori generali, ossia Renato Ravanelli o Paolo Rossetti. Il paradigma non sembra però essere sufficientemente diffuso. Asm Calore & Servizi ha un consiglio di amministrazione con tre membri, Asm Servizi ha un board con quattro componenti, Asm Elettricità tre e Asm Reti quattro. Quattordici poltrone che, secondo molti osservatori, potrebbero diventare tranquillamente quattro.

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