Mediobanca e Premafin dovranno risarcire 20 milioni di euro al fondo Liverpool e ad altri piccoli investitori per la mancata Opa su Fondiaria nel 2001. Lo ha reso noto lo studio legale Nunziante Magrone, i cui legali hanno assistito Liverpool Limited Partnership e altri soci di minoranza di Fondiaria nella causa contro Mediobanca e Premafin per le vicende relative alla mancata opa di Sai su Fondiaria. L'ottava sezione civile del Tribunale di Milano, dunque, ha accolto l'istanza dei piccoli azionisti di Fondiaria che si erano rivolti a Deminor (società indipendente di consulenza in materia di governance e tutela dei diritti degli azionisti di minoranza) per la mancata offerta pubblica di acquisto di Sai-Mediobanca sulla Fondiaria, nella complessa acquisizione cominciata nell'estate del 2001 e conclusa nel 2002. A ognuno dei circa 60 azionisti che hanno fatto ricorso contro una precedente sentenza della Corte di Appello, secondo quanto riferisce l'agenzia Radiocor, è stato riconosciuto un risarcimento di 2,38 euro per azione che dovrà essere versato in solidale da Mediobanca e da Premafin, controllante di Fondiaria.
La ricostruzione
I fatti risalgono al luglio 2001, quando la compagnia di Ligresti, assieme a Mediobanca, arrivò al 30% (e oltre) del capitale dell'assicuratrice fiorentina. La Consob intravide l'esistenza di un accordo non formalizzato tra Sai e Mediobanca che mirava ad acquisire la quota di controllo della Fondiaria, aggirando i vincoli del Testo Unico della finanza (legge Draghi) che prevedono l'obbligo del lancio di un'opa qualora si detenga una quota superiore al 30% in società quotate. L'ottava sezione civile del Tribunale di Milano scrive, nelle conclusioni della sentenza, che «gli 'investitorì che acquistarono da Montedison la seconda tranche di azioni Fondiaria erano, in realtà, soggetti interposti di Sai» e che, quindi, già dal febbraio 2002, «si era realizzata una concentrazione di azioni in capo a soggetti agenti di concerto (Sai/Premafin e Mediobanca) anche tramite soggetti interposti, pari al 43% circa del capitale di Fondiaria, tale da far scattare l'obbligo di lancio dell'opa». Conferma questa conclusione, secondo il Tribunale, «da ultimo la considerazione della stessa sostanza economica dell'operazione».
Il contenzioso nasce dall'azione legale avviata da Deminor, società di consulenza in materia di corporate governance, che si va ad aggiungere ad altre cause intentate da gruppi di azionisti di Fondiaria per la mancata opa. Una di queste, la Promofinan, costituita dai soci pratesi della compagnia assicurativa, ha ottenuto una prima sentenza favorevole al risarcimento nel giugno 2005, poi ribaltata dalla Corte di Appello di Milano nel gennaio dell'anno scorso. «Si tratta - commenta Arturo Albano, rappresentante per l'Italia di Deminor - di uno dei primi casi sui quali abbiamo lavorato in Italia. Da un pò di tempo siamo impegnati anche sul fronte Parmalat». Si tratta, dice Albano, «di una sentenza molto importante perchè si basa si argomentazioni piuttosto forti sia sul tema del concerto che su quello del diritto al risarcimento del danno in caso di mancata opa». Ora, probabilmente, «ci sarà l'appello delle parti coinvolte», aggiunge Albano. È necessario differenziare fra le tante cause avviate sulla vicenda Sai-Fondiaria: Deminor tutela piccoli azionisti e alcuni grandi fondi, mentre a Promofinan partecipano anche azionisti che avevano incarichi all'interno di Fondiaria e che hanno partecipato ad alcune riunioni in preparazione alla fusione. Alcune cause sono rivolte solo contro Sai-Fondiaria, altre prendono di mira l'operato dei cinque 'cavalieri bianchi' che si erano detti disponibili a comprare una quota di Fondiaria da Montedison, mentre la causa di Deminor è diretta esclusivamente a Premafin e Mediobanca.
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