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Generali, offensiva del fondo Algebris su Rcs e Telecom

di Andrea Franceschi

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7 luglio 2008
Lettera Algebris alle Generali

Nuova lettera di Algebris alle Generali, indirizzata questa volta al collegio sindacale del gruppo del Leone. La lettera del fondo guidato da Davide Serra, otto cartelle datate 4 luglio 2008, punta i riflettori sull'operazione Telecom-Telco che «avrebbe arrecato grave pregiudizio agli azionisti e agli assicurati di Generali». Critiche anche sulle partecipazioni in Rcs e Autogrill: secondo il fondo non sono «puntualmente rappresentate» nell'informativa contabile della società. Il fondo Algebris ha da ridire anche sulla partecipazione di Generali all'aumento di capitale di Banca Carige che - a suo dire - avrebbe dovuto essere assoggettata ai requisiti di trasparenza informativa a cui sono soggette le operazioni con le parti correlate.

Operazione Telco poco lungimirante
Nella lettera del fondo Algebris viene duramente stigmatizzata l'operazione Telco, la newco in cui Generali ha una quota del 28,1%, che ha acquistato la maggioranza di Olimpia, la controllante di Telecom Italia nel 2007. Con questa azione, secondo il fondo di Davide Serra, si è trasformata «la quota del Gruppo Generali in Telecom Italia in una partecipazione indiretta nella stessa società». Una struttura a «doppio indebitamento» che, secondo le stime del fondo, ha fatto si che «una riduzione del valore di mercato di Telecom Italia pari al 44%, avvenuta tra il 27 aprile 2007 e il 27 giugno 2008, abbia determinato una riduzione del valore della partecipazione del Gruppo Generali in Telco pari all'89%».

Poca trasparenza nelle partecipazioni in Rcs e Autogrill
L'accusa, nel caso delle partecipazioni del Leone in Rcs e Autogrill, è di scarsa trasparenza. Nessuna delle due infatti risulta iscritta «nei prospetti contabili consolidati e nel bilancio di esercizio della Società per l'anno 2007». Un fatto grave, secondo il fondo Algebris che potrebbe costituire una violazione del principio di rappresentazione veritiera e corretta della situazione patrimoniale e finanziaria della Società. Un dettaglio ancor più importante specie se esiste uno «speciale collegamento» ad Autogrill, società del Gruppo Benetton, che è anche azionista della compagnia di assicurazioni. Già in passato il fondo Algebris aveva lamentato l'eccessivo intreccio delle partecipazioni della famiglia trevigiana.

Critiche all'investimento in Carige
L'ultima bordata della lettera del fondo di Davide Serra è destinata all'aumento della partecipazione di Generali nella Banca Carige (recentemente salita dal 2,1% al 4,087%). «Riteniamo - si legge nella nota - che l'investimento non sia coerente con gli interessi finanziari e strategici della Società dato che Carige è il secondo titolo bancario più caro d'Europa in termini di prezzo per utile atteso nel 2009». Si sottolinea poi l'impossibilità di futuri accordi commerciali o operazioni strategiche con la banca genovese in campo assicurativo, per i vincoli imposti dalla normativa Antitrust.

La replica della compagnia del Leone
«Le operazioni sono state perfezionate nel rispetto delle leggi e dei principi. Siamo a disposizione del collegio per eventuali ulteriori informazioni su operazioni che sono già state ampiamente comunicate al mercato». Con queste poche parole i vertici di Generali ribattono alle accuse contenute nella lettera del fondo di Davide Serra.

La prima battaglia di Algebris nell'Autunno 2007

La prima lettera inviata da Algebris al consiglio d'amministrazione delle Generali risale allo scorso 24 ottobre. In una missiva di 12 pagine, il fondo di Davide Serra - al tempo forte di una partecipazione nel gruppo triestino pari allo 0,3% (con opzioni per partire all'1%) - esprimeva insoddisfazione per la performance di Generali in Borsa; inoltre criticava il modello di governance del Leone, l'elevata componente fissa delle remunerazioni dei top manager e i conflitti d'interesse, a livello di azionariato con Mediobanca. Un intervento forte, quello di Serra, che spinge il consiglio d'amministrazione di Generali, un mese dopo, a istituire un comitato per la governance che tuttavia, a metà dicembre, chiude il dossier senza apportare alcuna modifica al sistema di governo delle Generali. «I cambiamenti - taglia corto a febbraio l'amministratore delegato Giovanni Perissinotto - non devono mai soddisfare le richieste, per quanto rumorose, di una singola categoria di azionisti».
Ad aprile, Serra torna all'offensiva, questa volta in vista dell'assemblea annuale delle Generali, dove Algebris - dopo avere incrementato la quota nel capitale del Leone allo 0,52% - presenta una lista per l'elezione del sindaco espresso dalle liste di minoranza. Prima della riunione, Algebris contesta la lista di Edizione Holding, finanziaria della famiglia Benetton, presentando un esposto in Consob e sottolineando che è «collegata a Mediobanca». Dopo un braccio di ferro di due settimane, i Benetton cedono e ritirano i candidati. Ma non sono finiti i colpi di scena. All'attesa assemblea del 26 aprile, tra le liste di minoranza dei sindaci la spunta quella di Assogestioni (sostenuta da Bankitalia) a danno di Algebris, che tuttavia contesta i requisiti all'eleggibilità del candidato della stessa Assogestioni. Serra minaccia di ricorrere in tribunale, poi rinuncia alla battaglia legale.

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