Starbucks, la maxi-catena americana di caffetterie con sede a Seattle, chiuderà 61 degli 84 negozi in Australia entro la fine della settimana, nell'ambito di un più vasto piano volto a ridurre i costi.
L'annuncio a sorpresa, come riporta il Wall Street Journal, segue quello della chiusura di 600 punti vendita negli Stati Uniti, dovuta al calo dei consumi in seguito alla crisi dei mutui e l'impennata dei prezzi del petrolio. Per i negozi australiani, la scelta di tagliare è dovuta alle condizioni specifiche del paese, spiega in una nota l'amministratore delegato di Starbucks Howard Schultz, precisando che la società non dovrà prendere provvedimenti analoghi in altri stati.
«L'attività Starbucks resta forte fuori dagli Stati Uniti», ha aggiunto Schultz evidenziando che il piano di chiusure per l'Australia rientra nella strategia annunciata all'inizio dell'anno dalla società. «Stiamo proseguendo con la trasformazione della società e crediamo che la decisione di chiudere punti vendita in Australia, anche se difficile, aiuterà a sostenere la nostra crescita internazionale».
Starbucks è sbarcata in Australia nel 2000, durante il periodo di massima espansione, ma si è dovuta subito scontrare con un mercato competitivo, dove la tradizione delle piccole caffetterie è molto forte. I bar dove si serve il caffè per gourmet sono una realtà altamente consolidata a Sydney e Melbourne, le due città più grandi dell'Australia. In particolare l'espresso, portato dall'immigrazione italiana del dopoguerra, è in cima alle abitudini degli australiani.