Sale a 117 nel secondo trimestre 2008 la lista delle banche americane in difficoltà segnalate dalla Federal deposit insurance corporation, l'Agenzia federale degli Stati Uniti che garantisce i depositi delle banche commerciali. Le difficoltà per il settore finanziario statunitense, dunque, si accentuano, visto che i numeri della Fdic si riferiscono a giugno, mentre a fine marzo erano 90. E' il settimo trimestre consecutivo in cui sale il numero delle banche in difficoltà. La somma degli utili delle banche americane nel trimestre non ha superato i 5 miliardi di dollari (erano 36,8 miliardi un anno prima). Si tratta del secondo livello più basso dal 1991. La «lista nera», informa l'Agenzia federale, non è pubblica.
La crisi, insomma, è ben lungi dall'essere conclusa. Motivo per cui gli istituti di credito hanno accantonato 50,2 miliardi di dollari a copertura di perdite future per crediti diventati inesigibili, oltre quattro volte la cifra rilevata un anno fa. Nonostante questo, la Fdic ha notato che il livello delle riserve finanziarie accantonate è stato comunque superato dalle insolvenze. Il 2,04% di tutti i prestiti e mutui effettuati dalla banche si trovava in ritardo sui rimborsi delle rate alla fine del secondo trimestre, il livello più alto dal 1993, ha comunicato l'agenzia.
Gli asset totali delle banche Usa sono diminuiti di 68,6 miliardi di dollari nel secondo trimestre, sebbene il declino sia stato guidato da pochi grandi istituti. Dall'inizio di quest'anno sono fallite nove banche, di cui ben cinque dallo scorso 11 luglio. Tra i casi più emblematici quello della della banca californiana Indymac, mentre l'ultima, venerdì scorso, è stata la Columbian Bank. Riassumendo la situazione, i risultati del secondo trimestre sono stati «abbastanza deprimenti», ha detto il presidente dell'agenzia Sheila Bair. Nessun pezzo grosso di Wall Street in lista: ormai le più deboli sono le banche regionali costrette ad aumentare gli accantonamenti per i crediti a rischio, ha spiegato Sheila Bair, presidente della Fdic, chiarendo che non si tratta di un buon segno, perchè mostra l'estensione del contagio della crisi.