La Banca europea degli investimenti ci sta: è pronta a discutere con i ministri Ue «tutte» le proposte per accrescere il suo ruolo per «lo sviluppo dell'Europa, per assistere i Ventisette nel rispondere alle sfide dell'attuale crisi economica». L'apertura è giunta ieri dal presidente dell'istituto Philippe Maystadt, in una nota che ha dato il «benvenuto» alla proposta del ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti: istituire un vero e proprio fondo sovrano europeo, trasformando la Bei in una grande Cassa Depositi e Prestiti europea.
«Chiederemo alla Ue uno studio sulla possibilità di creare su scala europea uno strumento che esiste già in molti paesi, ed è accettato, come la Cassa Depositi in Italia, la Caisse de Dépot in Francia e la Kfw tedesca», ha detto il ministro nel week-end. E già ieri una task force di esperti, del Tesoro e vicini al ministro, si è messa al lavoro per preparare il dossier da presentare al prossimo Ecofin di Nizza.
Le ipotesi allo studio sul tavolo al momento sono numerose perchè esistono molteplici formule di reperimento delle risorse finanziarie per poi giungere all'obiettivo voluto da Tremonti: investire non più con prestiti e finanziamenti (debt) ma anche e soprattutto con partecipazione in "equity" attraverso un fondo sovranazionale dedicato alle infrastrutture a livello europeo.
Una prima strada esplorata è quella di usare quel che c'è: potenziare la Bei con un aumento di capitale minimo e cercare di sfruttare al massimo la potenza di fuoco che già ha. Basta cambiare lo statuto della Banca europea per consentirle di investire in partecipazioni di quote di capitale nelle imprese. Come avviene nel caso di alcuni fondi sovrani, questo tipo di partecipazione potrebbe essere passiva e non attiva: senza responsabilità nella gestione della spa partecipata. Un'alternativa a questo progetto è il rafforzamento del Fei, il Fondo europeo per gli investimenti istituito per sostenere le Pmi fornendo capitale di rischio. Quale che sia l'ente prescelto, Bei o Fei, restano comunque numerosi nodi da sciogliere: le dimensioni dell'aumento di capitale (è piuttosto recente un aumento da 100 a 150 miliardi) e il coinvolgimento degli Stati membri della Ue.
Viene presa in esame tuttavia anche un'altra possibilità: creare un fondo sovranazionale totalmente nuovo. Nel capitale di questo superfondo per le infrastrutture europee potrebbero entrare tutti gli Stati membri (seguendo la stesso formula della Bei) oppure soltanto alcuni grandi investitori come la Bei stessa, la Kfw, la Cdc francese e la Cassa depositi e prestiti. Nel primo caso, se l'investimento finanziario d'avvio venisse allargato ai Ventisette, allora i progetti finanziati sarebbero i migliori provenienti da tutti gli Stati membri. L'obiettivo sarebbe quello del rilancio dei progetti comunitari. Sarebbe un progetto europeo in questo senso: e ricalcherebbe molto il modo di operare della Bei. Se invece a questo nuovo fondo dovessero partecipare Bei, Kfw, Cdc e Cdp, allora gli investimenti nelle infrastrutture potrebbero essere di due tipi: verrebbero finanziate le infrastrutture immateriali (tecnologia) per le quali la locazione è irrilevante; oppure il sostegno andrebbe ai progetti di trasporto e di energia che vedono più Paesi coinvolti, finanziando però le infrastrutture sui territori nazionali interessati (ora Germania, ora Francia, ora Italia).
Uno degli snodi più difficili del fondo sovrano europeo è il reperimento delle risorse di partenza. Se la Ue dovesse decidere di applicare alla lettera la definizione di "fondo sovrano" allora ad alimentare il motore di questa nuova macchina sarebbe in automatico il surplus delle riserve valutarie oppure auree delle banche centrali dell'Ue, prima tra tutti la Banca centrale europea. Ma anche il "no" di Francoforte e del Sistema europeo di banche centrale verrebbe in automatico: la Bce è alle prese con una delle più gravi crisi di credito e di liquidità di tutti i tempi e indebolirne il bilancio e le riserve non brilla per tempismo.
In ultima analisi, l'Europa deve trovare lo strumento che le consenta di finanziare le infrastrutture, a livello nazionale e a livello europeo, senza compromettere i conti pubblici dei suoi Stati membri: finora gli investimenti in opere pubbliche sono spesa pubblica. Il fondo sovrano, la superBei, il super-Fei o il club a lungo termine Bei-Cdp-Kfw-Cdc dovranno innanzitutto centrare questo obiettivo.
isabella.bufacchi@ilsole24ore.com