Dopo il fallimento della Lehman Brothers «le conseguenze sul sistema bancario sono nel complesso contenute».È l'analisi del Comitato per la salvaguardia della stabilità finanziaria, secondo cui anche per il settore assicurativo i rischi sono molto limitati. «Secondo un'indagine compiuta dalla Banca d'Italia– spiega infatti il comunicato diffuso dal ministero dell'Economia, al termine della riunione di ieri– l'esposizione dei primi venti gruppi italiani si ragguaglia allo 0,5% del loro patrimonio di vigilanza, valore significativamente inferiore alla media europea».
In valore assoluto, si tratta di circa 700 milioni di euro: non è una cifra di particolare rilievo, se commisurata a un patrimonio di vigilanza complessivo del sistema bancario italiano che era pari alla fine dell'anno scorso a 201 miliardi di euro. Soprattutto, non lo è se si tiene conto che l'improvviso affondamento di una "corazzata" fra le banche d'affari Usa ha innescato quella che è stata definita la Pearl Harbour economica americana. E, nella riunione di ieri, nella quale si è esaminato il piano del ministro americano Henry Paulson di 700 miliardi di dollari per fronteggiare la crisi nonché gli eventuali riflessi sugli intermediari nazionali, è stato anche sottolineato, fa sapere il Tesoro, il fatto che «l'improvviso venir meno di un operatore di grandi dimensioni come la Lehman non abbia avuto contraccolpi negativi sul funzionamento dei mercati dei titoli di stato e dei sistemi di pagamento».
La nota di Via XX Settembre sintetizza i risultati di una riunione alla quale hanno partecipato il ministro Giulio Tremonti, il Direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, il Direttore generale della Banca d'Italia, Fabrizio Saccomanni (in sostituzione del Governatore Mario Draghi, assente per impegni all'estero), il presidente dell'Isvap, Giancarlo Giannini e quello della Consob, Lamberto Cardia.
Quest'ultimo, in particolare, ha riferito sui risultati di un'indagine campionaria svolta dalla Consob su società quotate che non sono né banche né assicurazioni: su un totale di quaranta emittenti quotati, due terzi dei quali non hanno alcuna esposizione verso Lehman Brothers, mentre per gli altri i rischi appaiono limitati. «L'esposizione complessiva del campione è pari a 120 milioni di euro per i derivati e a 14 milioni di euro per titoli in portafoglio». Cardia ha anche spiegato la ratio del provvedimento di restrizione delle vendite allo scoperto, adottato lunedì scorso, previa consultazione con le altre autorità europee, allo scopo di contrastare eventuali manovre speculative.
Infine, l'Isvap, che ha esaminato la totalità del mercato assicurativo italiano, ha anch'essa confermato che l'esposizione delle compagnie italiane al rischio Lehman risulta limitata: l'esposizione diretta delle imprese che detengono attivi delle banca d'affari americana ammonta infatti, secondo i calcoli dell'Isvap, a 1,14 miliardi di euro, che sono pari allo 0,40% delle riserve tecniche. «Attivi Lehman Brothers – afferma inoltre il comunicato del ministero dell'Economia – sono poi presenti nei prodotti (essenzialmente polizze index linked) per i quali il rischio di investimento è a carico degli assicurati».
La quantificazione di questo rischio non è stata fornita ieri dal ministero dell'Economia, essenzialmente perché, sembra di capire, da un lato la procedura amministrativa per Lehman è in corso, dall'altro perché attiene alle scelte di ciascun intermediario la decisione di condividere o meno questo rischio con i propri clienti.