Indici in picchiata, Volatilità alle stelle. Le azioni di multinazionali ridotte nel giro di un paio di sedute al rango di penny stock (titoli da quattro soldi). Quanto avvenuto in questi mesi non ha precedenti sui mercati azionari. Ma qualcuno ci ha guadagnato. Stiamo parlando delle piattaforme di trading online che, proprio nei mesi più drammatici della crisi, hanno avuto un consistente aumento di eseguiti. Rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso le transazioni su Webank Bpm salite del 40%, quelle su Intesa Sanpaolo del 42%; su Intesatrade del 20%; su Twice del 45%; su Click Options del 55%; su Directa del 14%; su Banca Sella del 19%; su Nuovi Investimenti del 15%; su Iwbank del 30%; su Ig Markets addirittura del 178%. Fineco, uno degli operatori leader nel mercato italiano, nei primi nove mesi dell'anno ha fatto 16 milioni di eseguiti per un controvalore di circa 218 miliardi di euro. Ad ottobre le operazioni (+50% rispetto al 2007) hanno fatto registrare picchi di 150 mila eseguiti al giorno. «La volatilità di questi mesi ha attratto molti nuovi clienti» spiega Mario Fabbri, amministratore delegato di Directa. «Per questo abbiamo rivisto al rialzo le nostre stime sugli utili 2008 che saranno leggermente inferiori ai 2,65 milioni di euro del 2007. Contando che il 2007 è stato il nostro anno migliore dal 2000, si tratta di risultati molto soddisfacenti».
I delusi dei fondi comuni pensano al fai-da-te
Ma chi sono questi nuovi trader online? Molti sono privati che, attratti dai prezzi stracciati delle azioni e delusi dai risultati dei fondi comuni hanno scelto di fare da sé. «Diversi nostri clienti, che l'anno scorso magari investivano l'80% in fondi e il 20% in trading online, ora hanno invertito le quote» osserva Alessandro Capuano di Ig Markets. Quella di questi mesi è una situazione anomala in cui opportunità e rischi sono aunmentati in maniera esponenziale.
È veramente possibile guadagnare con la super-volatilità?
Chi ci guadagna in questa fase? Secondo Alessandro Capuano soprattutto «gli swing trader, cioè chi fa operazioni a breve cercando di prevedere i movimenti dei listini». Un'analisi confermata da Luca Ferrarese, responsabile servizi telematici di Banca Sella che aggiunge: «Ad ottobre abbiamo notato un aumento notevole dell'operatività intraday, cioè di trader che aprono e chiudono posizioni nell'arco di una sola giornata. In coincidenza dei maxi rally, ci sono stati aumenti degli eseguiti anche del 100% in un singolo giorno».
Ma come si può minimizzare i rischi e massimizzare le opportunità? «Noi consigliamo ai nostri clienti di ridurre le proprie esposizioni e operare con cifre minori». E anche Davide Biocchi, trader professionista che collabora con Directa conferma: «Oggi, riesco ad avere le stesse per formance di un anno fa con un decimo di quanto investivo. Fino a un anno fa era impensabile riuscire a guadagnare bene senza un investimento consistente».
Non tutti però sono d'accordo. «Il mercato è impossibile da interpretare. Sfido a trovare una persona in grado di guadagnarci, al massimo si possono limitare le perdite» dice uno dei massimi esperti di Fineco una delle prime piattaforme di trading online in Italia. «Ad ottobre abbiamo avuto risultati da record, ma questo non ci fa essere ottimisti. Le conseguenze dell'estrema volatilità saranno pesantissime. Specie se il Governo continua a mantenere in vigore il divieto di fare "short selling". Dovrebbe essere una misura di emergenza, ma si è deciso di mantenerla in vigore. Una scelta scriteriata che ha fatto svuotare i book (i prospetti dove sono esposte le proposte di negoziazione) facendo incrementare ulteriormente la volatilità, invece che attenuarla. Lo short selling non è soltanto l'arma degli speculatori ma aiuta a compensare gli eccessi del mercato».
Lo stop allo "short selling" spinge i derivati
Vendite allo scoperto appunto. Con lo stop i trader on line hanno perso uno strumento prezioso. Ma gli eseguiti non ne hanno sofferto anzi. Questo perché in molti hanno si sono spostati dal mercato azionario ad altri mercati dove il divieto non c'è. «Le transazioni nel valutario sono aumentate notevolmente» fa sapere Capuano di Ig Markets. «Quando abbiamo aperto la nostra sede di Milano nel 2006, questo mercato rappresentava appena il 10% del totale. Oggi ha raggiunto il 30%. E la quota è destinata a salire». Ma è soprattutto sui derivati che si è spostata l'attenzione dei trader. Borsa italiana Lse ha fatto registrare un picco di transazioni, soprattutto nei mesi caldi della crisi. Basta guardare il grafico per constatare la corsa ai derivati. Il picco maggiore è intorno al 15 settembre, giorno dell'annuncio del crack Lehman Brothers. Il fallimento del colosso americano ha spinto gli investitori a coprirsi dai rischi investendo in derivati. Anche nel resto di settembre e per tutto il mese di ottobre il livello delle transazioni è rimasto molto alto. Ad ottobre sono stati negoziati 9,2 milioni di contratti (+17% sul 2007) secondo i dati di Borsa Italiana-London Stock Exchange. A questo ha contribuito lo stop alle vendite allo scoperto che ha spinto tanti trader a puntare sui derivati. Banca Sella fa sapere che le transazioni su questi mercati sono salite del 25% sia a settembre che a ottobre.