Poco meno di un anno e mezzo. Tanto è durato il calvario di Jerry Yang, dalla metà di giugno del 2007, quando l'imperturbabile 40enne manager di chiare origini orientali salì sulla poltrona di Ceo di Yahoo! al posto dell'altro co-fondatore Terry Semel, fino a ieri pomeriggio, quando sono arrivate le sue dimissionidalla carica di amministratore delegato della compagnia californiana. Il suo è stato un regno difficile, costellato da grandi intuizioni ma anche da tante (forse troppe) decisioni sbagliate. La sua inesauribile capacità di fare buon viso a cattiva sorte non l'ha salvato da quella che era una "fine" per molti prevedibile, sancita dai venti di crisi che hanno affossato il titolo Yahoo! in Borsa. Quando Yang divenne Ceo l'azione a Wall Street valeva 28,12 dollari, ieri ha chiuso a 10,63. È forse la sintesi più nitida della fine dell'era Yang, che ripercorriamo di seguito nelle sue tappe più salienti:
• Giugno 2007: Dopo una burrascosa assemblea degli azionisti, culminate con le dimissione dell'allora Ceo Terry Semel, Jerry Yang ne eredita la carica e le responsabilità in un momento avaro di soddisfazioni per la compagnia, che vive (parole di Semel) un anno di transizione. Ma l'investitura di Yang è orientata all'ottimismo: siamo ben posizionati per cogliere le grandi opportunità di crescita che il mercato ci propone. Lo dirà più volte in questi ultimi mesi per surrogare la sua ferma opposizione alla tentata scalata di Microsoft.
• Gennaio 2008: Yang presenta la nuova visione della società relativamente ai servizi di mail, uno dei punti di forza della strategia che vuole rendere il network dei siti Yahoo molto più fruibile per gli utenti, nell'ottica di incrementarne l'utilizzo. È il primo tassello della migrazione verso un ambiente più aperto che sfocerà poi nella recente Open Strategy.
• Gennaio 2008: La società annuncia con i risultati del quarto trimestre fiscale il taglio di 1.000 dipendenti. Yang si dice convinto di marciare nella giusta direzione e conferma che la trasformazione della compagnia, abbandonate le vesti di media company, sia un obiettivo raggiungibile anche in virtù dei talenti e del cash flow a disposizione.
• Febbraio 2008: Il primo giorno del mese arriva l'offerta pubblica di acquisto di Microsoft, che mette sul piatto 44,6 miliardi di dollari in contanti (31 dollari per azione) per comprare la compagnia. Il titolo di Yahoo! schizza l'indomani da 19,18 a 28,38 dollari sui listini azionari,
• Febbraio 2008: Dieci giorni dopo arriva la prima negative risposta a Microsoft: la proposta sottovaluta Yahoo!. Sarà il ritornello che Yang ripeterà più volte nei mesi a venire per rispondere a media e azionisti che gli chiedono il perché del gran rifiuto a Steve Ballmer.
• Aprile 2008: Microsoft lancia un ultimatum a Yahoo! e minaccia di parlare direttamente agli azionisti. La proposta di acquisto è salita a circa 47 miliardi di dollari, alzando la posta a 33 dollari.
• Maggio 2008: La trattativa salta definitivamente. Ballmer scrive una lettera a Yang in cui conferma ufficialmente che Microsoft non è più interessata a comprare Yahoo! e "accusa" il collega di aver lasciato sul tavolo un valore assai significativo.
• Maggio 2008: Le scaramucce fra i due contendenti proeguono. Yang rilancia affermando che Yahoo! non vale meno di 37 dollari per azione ed esortando i suoi dipendenti a dimostrare gli attributi di una compagnia entrata a far parte della classifica di Fortune 500. Le discussioni fra le due società riprendono.
• Giugno 2008: Yahoo! e Google annunciano una partnership sui servizi di search advertising legati ai risultati delle ricerche sui siti del network Yahoo! negli Stati Uniti. Dall'accordo la società conta di produrre nei primi dodici mesi ricavi per 800 milioni di dollari e liquidità per una cifra compresa fra 250 e 400 milioni di dollari. Cadono, per mano di Yang, le ipotesi di cessione delle attività di search a Microsoft, che per queste aveva offerto fino a 35 dollari per azione.
• Giugno 2008: 26: A fine mese, dopo le partenze di alcuni executive, Yahoo! annuncia una riorganizzazione mirata a centralizzare il potere decisionale.
• Luglio 2008: In pochi giorni Yahoo! prima respinge l'ennesimo tentativo di Microsoft di comprare gli asset dei servizi di ricerca e poi si vede attaccare dal finanziere Carl Icahn (che detiene il 5% delle azioni della società), che preme per sostituire il board della società e spianare la strada all'accordo con Microsoft. Yang patteggia con Ichan e gli promette un posto nel board.
• Agosto 2008: All'assemblea degli azionisti Yang di vede rinnovare la fiducia nonostante l'ostracismo di molti piccoli investitori.
• Ottobre 2008: Yahoo registra una flessione degli utili del 64%, deludendo le aspettative degli analisti e pagando il cattivo momento del mercato pubblicitario, e annuncia la forbice per altri 1.400 dipendenti. Yang non si scompone e conferma il suo ottimismo: Yahoo! è pronta a guadagnare quote di mercato quando il business del Web advertising tornerà a correre.
• Novembre 2008: A inizio mese arriva la doccia fredda del fallimento dell'accordo con Google sulla pubblicità on line. L'ostracismo del Dipartimento di Giustizia americano cancella il deal e le speranze di Yahoo! di tornare in tempi brevi a macinare ricavi e profitti.
• Novembre 2008: Il giorno 17 Yahoo! annuncia che Jerry Yang lascerà la carica di Ceo non appena verrà trovato un sostituto. Yang scrive l'ennesima mail ai dipendenti della compagnia. L'ultima.