BRUXELLES - Sul tavolo del vertice europeo che si riunirà a Bruxelles l'11 e 12 dicembre prossimi non ci sarà soltanto il piano di rilancio dell'economia europea da 200 miliardi di euro presentato la settimana scorsa dalla Commissione Barroso. Ci sarà anche, quasi certamente, un nuovo codice Ue, più flessibile, per l'erogazione degli aiuti al settore bancario in difficoltà.
Nel corso della riunione dei ministri delle Finanze dei 27, che tra l'altro ieri ha messo concretamente in cantiere il piano Margherita per il finanziamento delle infrastrutture energetiche e di trasporto in Europa - l'idea lanciata due mesi fa a Nizza da Giulio Tremonti - il problema della ricapitalizzazione degli istituti di credito è inevitabilmente tornato in primo piano. Per quel suo peculiare ruolo di cinghia di trasmissione di effetti benefici o perversi su un'economia che sempre più pare destinata ad affondare nella recessione.
«In questa riunione - ha dichiarato, al termine dell'Ecofin, la francese Christine Lagarde, presidente di turno della Ue - abbiamo fatto un grosso progresso. Il commissario alla Concorrenza Neelie Kroes ha cambiato radicalmente atteggiamento. Ora, nell'applicazione di norme, criteri, valutazioni e principi diversi ammette che debba esserci una distinzione tra banche in difficoltà e banche fondamentalmente sane». E ha aggiunto: «La Kroes ha accettato di tener conto dell'urgenza e della necessità di far passare gli imperativi di finanziamento dell'economia davanti agli imperativi delle regole assolute della legislazione sulla concorrenza». E ha concluso: «Avremo un documento rivisto della Commissione al vertice europeo dell'11-12 dicembre».
Se non è stato un sonoro schiaffo alla linea dogmatica della Commissione europea, davvero pochissimo ci è mancato. Alla carica contro Bruxelles e la sua rigida politica sugli aiuti di Stato sono partite Germania e Svezia, che hanno apertamente accusato l'Esecutivo Ue di burocratismo esasperato. Ma anche Austria, Portogallo e Polonia si sono unite al coro di critiche.
Quali? In sostanza i Governi rimproverano a Bruxelles di imporre condizioni draconiane ma spesso ingiustificate alle banche in via di ricapitalizzazione, con il risultato di indurle a rinunciare agli aiuti pubblici contribuendo così a stringere invece che ad allargare i rubinetti del credito a un'economia che invece ne ha disperato bisogno in un'Europa che naviga verso la recessione. Le condizioni indebite riguardano tanto il livello troppo elevato richiesto per il pagamento dei tassi di interesse quanto la domanda di sopprimere il versamento dei dividendi agli azionisti.
«Non si possono imporre alle banche sane ma in crisi di liquidità le stesse restrizioni previste per quelle sull'orlo del fallimento», hanno insistito molti ministri. Con il risultato che nel nuovo codice in arrivo la ricapitalizzazione delle banche da parte dello Stato dovrebbe essere consentita sia per evitarne il fallimento, sia perché non riescono a procurarsi prestiti sul mercato, sia per iniettare liquidità nell'economia reale.
Secondo le indicazioni arrivate ieri dall'Ecofin, il nuovo codice dovrà insomma: prevedere misure tempestive per riattivare il mercato europeo del credito; distinguere tra banche sotto stress o no, tra gli strumenti usati e i Paesi cui gli istituti fanno capo; contemplare, su indicazione della Bce, l'istituzione di "corridoi di costi" della ricapitalizzazione. Inoltre le decisioni della Commissione dovranno essere più rapide. Francia e Germania, che ancora non hanno ottenuto il via libera della Kroes a parte dei loro piani di ricapitalizzazione bancaria ieri hanno insistito molto sull'ultimo punto. Il messaggio è arrivato a destinazione. Tant'è vero che la Kroes ha tenuto a specificare che regole più flessibili non comporteranno la fine della sua vigilanza per evitare distorsioni sul mercato. «Il capitale pubblico non dovrà servire ad accrescere gli utili o a falsare la concorrenza».
Per il resto la riunione dei ministri a 27 non ha fatto che ricalcare le divergenze in seno all'Eurogruppo sulle strade da seguire per rilanciare l'economia europea. Strade nazionali, non si sa ancora esattamente quanto impegnative quantitativamente. La Germania ieri ha ribadito ancora una volta i suoi paletti: lo sforzo fatto finora basta. Francia e Italia condividono il piano Barroso. La decisione finale arriverà comunque dal vertice Ue di settimana prossima.
Quanto al piano Tremonti per allargare la torta dei finanziamenti ai grandi lavori europei, l'Ecofin ha accettato la proposta del gruppo di lavoro (si veda «Il Sole-24Ore» del 30 novembre) di lanciare un equity fund appoggiato sulla Bei e sulla rete degli investitori istituzionali come la Cassa Depositi e Prestiti e allargato alla partecipazione dei privati.