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Borsa, la crisi spinge le fusioni
Ecco le prede e i cacciatori

di Vittorio Carlini

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2 febbraio 2009
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Secondo un sondaggio di Ubs e Boston Consulting, i manager europei prevedono un consolidamento dell'industria. Dalle utility al pharma; dalle banche ai media i protagonisti della futura partita.

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Settori coinvolti e possibili target
Al di là dei requisiti dei cacciatori («è un mercato dei compratori - ricorda Belletti - Con l'attuale crisi non c'è più tanto spazio per le aste da parte venditori»), una delle domande che rimbalza nelle sale operative è: quali i settori più coinvolti e quali le società possibili target? Ancora una volta i manager europei danno un'interessante indicazione: le assicurazioni (71%), le banche (67%), le costruzioni, i trasporti e le materie prime (50%) sono tra i comparti che dovrebbero essere "colpiti" da un "trasformational deal". Ma anche altri mondi industriali possono vantare un loro appeal sotto questo fronte.

Le utility
Un comparto interessante, sotto questo profilo, è quello delle utility. Qui, secondo gli analisti di Ubs, una situazione da monitorare è quella della francese Areva. Proprio di recente la tedesca Siemens ha detto di volere uscire dall'azionariato di Areva Np, la divisione del gruppo transalpino attiva nella produzione di impianti per l'energia atomica. Secondo gli analisti della banca svizzera, «il governo francese, abbandonata la scena da parte dei tedeschi, potrebbe voler sostenere un deal tra Areva, Alstom e Bouygues per cerare un campione nazionale nell'atomo». In questo modo, da un lato Alstom (che produce impianti nei settori gas, carbone e idroeletttrico), metterebbe un piede nel business nucleare. Dall'altro il governo francese, che attraverso Cea detiene il 79% di Areva, si gioverebbe di un bella iniezione di cash. Soldi che, uniti alle immancabili sinergie, potrebbero sostenere i progetti di energia alternativa tanto cari Eliseo che vuole ridurre la dipendenza dal petrolio arabo e dal gas russo. In alternativa, se non fosse realista la joint-venture tra i tre soggetti, si «potrebbe pensare - sempre secondo Ubs - ad un take over di Bouyges (che ha il 30% di Alstom, ndr) su Areva». L'unico vero ostacolo a questo "piano" è la volonta dei manager. A capo di Areva, infatti, c'è Anne "Atomic" Lauvergeon che non ha mai visto di buon occhio quel Martin Bouygues tanto amico del presidente Nicolas Sarkozy. E, peraltro, la stessa società Bouygues in questo momento di dura crisi potrebbe non avere così tanta fretta di rompere il salvadanaio e tirare fuori i denari necessari.
Per rimanare sempre dalle parti dell'energia, Ubs indica un altra società interessante: Iberdrola. «Il mercato spagnolo - scrive l'Unione delle banche svizzere - si trova nel mezzo di un effetto domino da M&A», successivo alla liberalizzazione del comparto e alle operazioni su Endesa e Fenosa. «E Iberdrola, con l'alta qualità dei suoi asset e la sua attuale bassa valorizzazione in Borsa, è un possibile canditato per l'M&A». Nel settore, secondo Ubs, solo due compagnie «hanno un conto economico in grado di sostenere una possibile operazione sul gruppo iberico: Gaz de France-Suez e Rwe. Nessuna delle due aziende - sottolinea Ubs - ha, però, espresso interesse nel deal». E bisogna poi capire se gli attuali venti di protezionismo, dovuti alla recessione, soffieranno da Madrid, blindando così la società spagnola. Ma rimane il fatto che, per gli esperti svizzeri, Iberdrola rimane un target plausibile.


Il farmaceutico
Il mondo delle pillole e dei farmaci, comparto per natura anticiclico, sta soffrendo relativamente di meno di altri settori industriali, automotive in primis. Ma anche qui, dopo l'operazione di Pfizer su Wyeth, gli analisti guardano con interesse a varie situazioni. Sempre secondo gli esperti di Ubs, AstraZeneca potrebbe avere messo nel radar Shire. «Quest'ultima, spesso - scrive Ubs -, è al centro di rumor come possibile oggetto di un'operazione di finanza straordinaria . E, qui, AstraZeneca potrebbe essere tra i candidati più plausibili». La società anglo-svedese, che come tutte le big pharma deve fronteggiare la scadenza di suoi importanti brevetti e la stagnazione della domanda, troverebbe un buon vantaggio dai prodotti di Shire. A sua volta, il gruppo americano «riceverebbe un bel sostegno nella sua volontà di espandersi fuori del mercato Usa, dove AstraZeneca ha una forza non indifferente».

Le banche
Ma non è solo questione di pillole e molecole. Nel recente passato importanti operazioni sono state messe a segno tra i grandi malati della finanza mondiale: le banche. Per quanto Bankitalia abbia indicato che è difficile possano crearsi, nel 2009, le condizioni per ulteriori fusioni, è indubbio che il comparto rimane "incandescente". Qui Marcello Esposito, direttore investimenti di Banca e Patrimonio Sella & c, sottolinea un aspetto interessante: «Al di là delle operazioni straordinarie sui singoli istituti, come abbiamo visto negli Usa - dice l'esperto -, un'area che potrebbe vedere qualche movimento è quella dell'asset management. La necessità di controllare il rischio, la ricerca di economie di scala può imporre la ricerca di alleanze». Com 'è accaduto, per esempio, nei casi di Société Générale e Credit Agricole; oppure tra Citigroup e Morgan Stanley che hanno creato una joint-venture per Smith Barney. Insomma, seppure in un'ottica spesso di sopravvivenza (come insegna il caso delle sempre nuove alleanze nel settore dell'auto) , il mondo delle fusioni e aggregazioni potrà vedere un'"obbligata" effervescenza.

(Le indicazioni espresse non costituiscono alcun sollecitazione all'investimento)

vittorio.carlini@ilsole24ore.com

2 febbraio 2009
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