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Tutti i misteri del crack di It Holding: storia di un fallimento annunciato

di Carlo Festa e Fabio Pavesi

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26 FEBBRAIO 2009
Tonino Perna (Imagoeconomica)

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha esteso l'amministrazione straordinaria anche alla società It Holding, confermando i tre commissari già nominati per la controllata Ittierre che proprio l'altro ieri sono riusciti a ottenere nuovo credito da un pool di 5 banche per 30 milioni di euro al fine di garantire la continuità aziendale.
Notizie positive che non mettono affatto in secondo piano una vicenda, quella del crack dell'impero dell'abbigliamento fondato da Tonino Perna, che viene da lontano.
Tutta la storia recente della società guidata da Tonino Perna corre sul filo sottile del rasoio di troppi debiti e promesse di redditività mai mantenute. E una buona parte della responsabilità del crack è innanzittutto da ascrivere all'imprenditore molisano, noto oltre che per il suo impero nell'abbigliamento anche per una delle collezioni d'arte più ricche d'Italia. Ecco tutti i punti dolenti (e oscuri) di un'avventura finita male e su cui prima o poi si accenderanno i fari della magistratura.

Troppi debiti per troppi anni

Quando ha chiesto il ricorso alla legge Marzano, It Holding aveva in cassa poco meno di 20 milioni di euro. Non riusciva per la seconda volta in pochi mesi a onorare una rata di soli 9,4 milioni alle banche, tardava a pagare fornitori e dipendenti. Liquidità quasi inesistente a fronte di debiti finanziari netti per 300 milioni. Tanti. Ma non nati ieri. In realtà da sempre Perna era abituato a lavorare con poco capitale suo e molto fornito dalle banche. I debiti con banche e obbligazionisti erano dello stesso importo anche nel 2004, cioè cinque anni prima. E non sono mai scesi sotto quella soglia in tutti gli anni dal 2004 al crack. Ma i debiti sono un pericolo solo quando superano certi livelli di guardia. E Perna li superava costantemente. Il patrimonio netto era di 145 milioni nel 2004 sceso ai 102 del 2008. Vuol dire che i debiti sovrastano di circa tre volte il capitale della società. Costantemente. Qualsiasi ragioniere o revisore contabile accenderebbe il semaforo rosso. Non solo. Se non c'è sufficiente produzione di cassa e redditività il debito diventa insostenibile. La gestione operativa produceva margini pari a solo il 5-7% del fatturato: vuol dire che su quasi 700 milioni di ricavi prodotti negli ultimi anni, appena 40-50 milioni diventavano utili operativi. Ma dato l'alto debito e gli alti interessi pagati (erano 36 milioni di euro l'anno) quasi tutto l'utile operativo veniva vanificato. Per non parlare degli utili netti. Dal 2004 al 2008, complice la bassa redditività e l'alto debito, It Holding ha chiuso un solo anno in utile (il 2007 per soli 3,4 milioni). Tutti gli altri in perdita. Negli ultimi 5 anni It Holding ha accumulato 47 milioni di perdite.

Debiti anche a monte
Non solo It Holding era costantemente sotto il fardello dei soldi presi a prestito, anche Tonino Perna si era fortemente esposto con le banche nella sua holding lussemburghese Pa Investmemts Sa. Nel 2006 avvia un prestito con Efibanca (Banco Popolare) per 135 milioni. Paga l'Euribor sei mesi con uno spread del 2,5%. Se si somma il debito ai piani bassi con quello a monte si ottiene un fardello di debiti di quasi 440 milioni, tutte in capo alla GTp Holding che ha il 61% della IT Holding quotata. Per far ciò Perna dà in pegno tutte le azioni di sua proprietà in It Holding.
Ma in pegno alle banche, fin dal 2004, ci sono anche tutte le altre azioni della galassia: Ittierre, Ferré, Malò.
Del resto perché stupirsi. Vista la rischiosità del business tutti quelli che prestano denaro a Perna chiedono un sacco di garanzie.
E che Perna giocasse con il fuoco del debito lo dice anche il rendimento chiesto dal mercato per sottoscrivere il bond emesso per finanziare l'acquisto di Ferrè: 185 milioni emessi tra ottobre 2005 e maggio 2005 con una cedola del 9,8%. Cedola da Paese sudamericano.
E forse non è un caso che IT Holding chieda l'ombrello della Marzano pochi giorni prima di dover saldare una rata del prestito Efibanca. Il 15 febbraio di quest'anno la controllante di It Holding (la lussemburghese PA) avrebbe dovuto staccare un assegno da 34 milioni di euro in favore di Efibanca. Perna come detto non aveva soldi in cassa.

Bilancio veritiero?
Abbiamo visto come Perna tenesse da sempre una leva finanziaria molto aggressiva. In questi casi basta una flessione dei margini per andare in crisi di liquidità. Ma c'è dell'altro ben più rilevante. Oltre a tanto debito i conti di It Holding appaiono gonfiati sul lato dell'attivo. C'è da chiedersi se il magazzino del gruppo fosse stato svalutato correttamente, come è fisiologico fare in aziende del settore abbigliamento al termine di un periodo che va dai 18 ai 24 mesi. E un'altra domanda è da porsi sul lato dei crediti commerciali con scadenza superiore ai 90 giorni, nel bilancio a fine 2007 la quota è di ben 42,5 milioni. Ma è soprattutto da rilevare che ci sono ben 243 milioni di euro conteggiati tra le immobilizzazioni immateriali. Il marchio Ferré è iscritto a 149 milioni di valore, Malò ne varebbe 15. E poi ci sono gli avviamenti: 58 milioni solo per Ferré.
  CONTINUA ...»

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