Dopo i massicci interventi del Governo e della Federal Reserve per evitare il tracollo di grandi banche e assicurazioni, bisogna cambiare musica. Un passo ineludibile per il nuovo corso della Casa Bianca in vista del G-20 di Londra, dove gli Stati Uniti andranno per non abdicare al ruolo di leader dell'economia mondiale.
Ed ecco che il segretario al Tesoro Timothy Geithner è tornato a chiedere con forza un profondo cambiamento del quadro regolamentare. Obiettivo: mettere sotto il controllo di un'authority federale unica il sistema finanziario degli Stati Uniti ed evitare nuove frodi e scandali, costati centinaia di miliardi ai contribuenti.
Nel mirino dell'amministrazione Obama non solo le banche, ma anche - e questa sarebbe una novità assoluta - hedge funds (per i quali si prevede l'introduzione di un obbligo di registrazione), fondi di private equity, e mercato dei derivati non regolamentati (i cosiddetti Otc, over-the-counter, che hanno aggravato la crisi amplificando il rischio sistemico). In più si pensa a nuovi standard, ovviamente al ribasso, per i compensi degli executive. Il nuovo "guardiano del rischio" dovrebbe avere poteri sufficienti, è la tesi di Geithner, per costringere le società a rafforzare il proprio capitale o ridurre l'indebitamento, eventualmente assumendone il controllo nel caso in cui finissero in acque tempestose.
Per Geithner, che è intervenuto in audizione davanti alla Commissione Servizi finanziari della Camera, il Governo dovrebbe avere sulle società finanziarie non bancarie poteri simili a quelli che la Fdic, la Federal Deposit Insurance Corporation, ha sulle banche: tra questi la possibilità di assumere il controllo, di acquisire i crediti in sofferenza e altri asset illiquidi e di vendere alla concorrenza gli asset in bonis.
«Quel che serve - ha specificato il ministro - è una riforma complessiva: non qualche piccolo aggiustamento in corsa, ma nuove regole del gioco». Si corre contro il tempo: in questo momento l'amministrazione Obama può contare sul fatto che gli americani sono molto arrabbiati con Wall Street. Ancora di più dopo lo scandalo dei bonus milionari di Aig, il colosso assicurativo salvato dal fallimento con un fiume di denaro pubblico (180 miliardi di dollari) mentre premiava lautamente i manager (218 milioni in tutto) nonostante il tracollo.
D'altra parte Geithner deve fare i conti con le forti resistenze del mondo finanziario a un consistente ridimensionamento. Non solo. Il Governo degli Stati Uniti intende affrontare anche il problema della complessa interconnessione dei mercati globali: per questo nei piani di Geithner c'è anche un'accelerazione sul piano della cooperazione internazionale su aspetti delicati e controversi come i paradisi fiscali e le centrali mondiali del riciclaggio.
«I casi Lehman Brothers e Aig hanno messo in luce ampie mancanze del nostro sistema finanzario - ha detto tra l'altro Geithner - dobbiamo fare in modo che il nostro Paese non debba affrontare questa situazione mai più». Il segretario al Tesoro ha detto che le conseguenze dell'azione spregiudicata del colosso assicurativo, ancor oggi protagonista negativo delle cronache finanziarie, «contengono una tragica ingiustizia di base: quelli che sono stati prudenti e responsabili nelle loro scelte personali e professionali vengono colpiti dalle azioni di coloro che hanno agito senza prudenza e con meno attenzione».
A queste parole ha fatto eco il numero uno della Banca Centrale Usa, Ben Bernanke, evidenziando che se a settembre, quando sono venuti alla luce tutti i problemi di Aig, il Governo avesse avuto i poteri chiesti da Geithner, la società sarebbe stata commissariata e le autorità sarebbero state in grado di «risolvere i problemi», proteggendo i clienti assicurati. «Ci saremmo trovati in una situazione di gran lunga migliore di quella in cui ci troviamo ora», ha detto ancora il presidente della Federal Reserve, aggiungendo che non si sarebbero ovviamente mai visti i bonus a sette cifre pagati di recente ai top manager.