Le trimestrali Usa rilanciano le scommesse sulla fine imminente della più lunga recessione del dopoguerra. Festa guastata dai conti di Morgan Stanley, quinta banca a stelle e strisce, che ha accusato perdite più pesanti del previsto.
Una caduta di tono del tutto compensata da una serie di notizie positive: i conti brillanti del colosso della telefonia Usa, At&t, la performance eccellente di un'altra super banca, Wells Fargo, il rialzo delle stime da parte di Boeing, l'annuncio da parte di General Electric (altro moloch del listino newyorchese scottato da un calo del valore del titolo pari al 65% nell'ultimo anno) che quest'anno il braccio finanziario GE Capital farà profitti. «È difficile prevedere quanto sarà lunga e profonda questa recessione - ha detto agli azionisti il ceo Jeff Immelt - di certo le preoccupazioni per GE Capital hanno influito pesantemente sull'andamento del titolo, ma dovremmo avere superato a Marzo la fase più difficile e questo non può che fare bene al morale» .
Utile superiore alle stime per At&t, la principale società di telecomunicazioni negli Usa. Nel primo trimestre, infatti, il gigante di Dallas ha segnato un utile di 3,13 miliardi di dollari, o 53 cent per azione, mentre il fatturato si è attestato a 30,6 miliardi di dollari, lo ha reso noto la società in un comunicato citato da Bloomberg. Gli analisti avevano previsto un utile di 48 cent ad azione. Tuttavia, l'utile di AT&T è in calo del 9% rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso quando l'azienda aveva realizzato un attivo di 3,46 miliardi di dollari. L'operatore telefonico ha aggiunto 1,2 milioni di clienti wireless, con 1,6 milioni di iPhone, il famoso dispositivo della Apple, attivati nel periodo preso in esame.
I ricavi si sono attestati a 30,6 miliardi di dollari, segnando una contrazione dello 0,6%, deludendo lievemente le attese. Tuttavia, le vendite di telefonini sono balzate del 9,8% a 11,7 miliardi di dollari, oscurando in gran parte il calo delle attività di telefonia più tradizionali della società. Le attese erano in media per un utile aggiustato di 50 centesimi per azione e ricavi di 31,12 miliardi di dollari.
Quanto a Wells Fargo ha archiviato i primi tre mesi dell'anno con un utile netto di 3,05 miliardi di dollari, pari a 56 centesimi per azione, in crescita del 53% rispetto ai 2 miliardi, ovvero 60 centesimi per azione, registrati l'anno prima. Un apporto positivo è arrivato sia dai livelli bassi dei tassi sui mutui, che hanno alimentato i finanziamenti immobiliari, che dalla crescita della raccolta dopo l'acquisto di Wachovia. La società finanziaria con sede a San Francisco ha riportato ricavi record di 21,02 miliardi, in netto rialzo dai 10,56 miliardi del primo trimestre 2008. Wachovia ha contribuito per 8,72 miliardi dei ricavi complessivi. Il successo di Wells Fargo segue gli ottimi risultati trimestrali delle rivali Bank of America, JPMorgan Chase e Citigroup.