Sostiene Francesco Micheli che il comunismo è fallito, il capitalismo come l'abbiamo fin qui conosciuto pure, ma c'è ancora trippa per gatti. E anche acqua per il suo che, mentre stiamo parlando seduti nel salotto di casa, con elegante nonchalance immerge il muso e poi la zampa nella caraffa di minerale. Quello che fu lo scalatore di Montedison, crocedelizia cui pur avendo fatto molto altro nella vita deve la sua fama imperitura, è appena tornato dalla Micronesia, in uno dei frequenti viaggi che lo tengono lontano dagli affanni della piccola Milano, della quale è cittadino acquisito ma benemerito. Micheli spiega così la sua teoria nautico-copernicana: non è lui che si muove, ma la barca che gli gira intorno andando senza posa per quei mari esotici dove la raggiunge. Chissà perché, ma quando parte si ha sempre il sospetto che non ritorni, che qualcosa lo tenga lontano.
Da che cosa scappa, dottor Micheli?
Da nulla. Giro il mondo su una barca a vela, che per me è il sostituto della casa al mare. Siccome è attrezzata con tutti i giocattoli che mi servono, non mi sento isolato. Perciò non ho mai fretta di tornare.
Si vede che può permetterselo...
Ho sempre lavorato molto in proprio, senza grandi strutture, diciamo sul modello Guido Rossi, da solista. Aggiungo che i miei figli sono cresciuti, sono bravi e non mi par vero di scaricare molte rogne sulle loro spalle.
Dalla barca la crisi si vede di meno?
Si vede che non è una crisi finanziaria, come tutti dicono, ma economica. Che nasce dal deficit commerciale americano. Per compensarlo sì è dovuta mettere in campo un'enorme contropartita di denaro che ha avvelenato i pozzi e gonfiato in modo scellerato la bolla immobiliare.
Nauticamente parlando, avremo un'ondata d'inflazione che ci seppellirà.
Avremo una grande, inevitabile inflazione che dimezzerà i buchi del sistema bancario internazionale scaricando su Pantalone i costi dell'operazione.
Come se ne esce?
Con la condivisione di un nuovo modello che sostituisca il vecchio New Deal rooseveltiano. Dopo sessant'anni portati magnificamente è diventato obsoleto.
Qualcosa di meno generico?
Mah, tanto per cominciare gli americani potrebbero abbandonare le loro basi in Europa e farle gestire ai singoli Paesi. Gli Stati Uniti risparmierebbero molti mezzi da dedicare alla cura della loro crisi, noi ci troveremmo con qualche responsabilità in più e una maggiore spinta a creare finalmente gli Stati Uniti d'Europa che presuppongono un sistema militare e di polizia comune.
Comunismo morto, capitalismo fallito. Tertium datur?
Proverei una sorta di M&A concettuale unendo la parte buona dei due sistemi che hanno fallito.
Ma il capitalismo è come il suo gatto, ha sette vite.
Questo non ne ha più. Quando in America saltano la più grande assicurazione, la più grande banca d'affari e il colosso dell'auto vuol dire che le ha esaurite...
Si porta addosso l'etichetta di scalatore della Montedison, anche se ormai sono passati più di trent'anni. Le scoccia?
No. Più passa il tempo e più quell'esperienza mi sembra positiva. Mi pesava di più all'epoca, quando i miei amici della sinistra credevano che stessi aiutando Eugenio Cefis a fare il colpo di Stato.
Come, scusi?
Subito dopo le sue clamorose dimissioni da Montedison, un Cefis sbalordito mi raccontò a caldo la reazione di Cuccia che gli disse: «Ma dottore, io ero convinto che lei avrebbe fatto il colpo di Stato...».
Lei ha finanziato il Manifesto e ha rapporti con Berlusconi. Ecumenismo o furbizia?
Privilegio la qualità del rapporto, non il colore politico. Non ho mai avuto favori o vantaggi da nessuno, quindi l'accusa cade da sola. Se fossi stato compiacente mi avrebbero dato tanti trenini con cui giocare.
Un'altra conseguenza dell'alone Montedison è che da lei ci si aspetta sempre il colpo guascone.
Ci sono età della vita in cui si fanno certe cose. Allora in un Paese bigotto come il nostro la mia scalata alla Bi Invest dei Bonomi creò scandalo e meraviglia.
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