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Ha rotto il bon ton dei salotti.
Ho rotto lo schema di Cuccia che contemplava la totale protezione dei suoi adepti. Ironia della sorte, tutti i gruppi italiani che hanno resistito nel tempo sono quelli che non si sono affidati alle cure del fondatore di Mediobanca.
Ha cercato di fargliela pagare?
Ha fatto del suo meglio. Ma nel mondo finanziario non si uccide mai, ci sono metodi collaterali molto più efficaci.
Calvi però è stato suicidato.
Sì, è stato ucciso, ma perché era entrato in mondi diversi da quelli della finanza. Sono l'ultima persona che l'ha visto a cena nella foresteria dell'Ambrosiano prima della sua fuga. Accompagnavo un finanziere austriaco, Karl Kahane, che incauto voleva comprare tutta la parte estera del Banco.
L'ultima cena.
Alle 23 si alzò di scatto dicendo che lo aspettava l'aereo per Roma. Ci avviammo all'ascensore e improvvisamente ci accorgemmo che era sparito. Kahane, che parlava francese, mi disse: «Où est-il allé?» Dov'è andato?. E io gli risposi con una battuta che poi avrebbe assunto un rilievo agghiacciante.
Cioè?
«Comme le diable il est disparu vers l'enfer». Come il diavolo è scomparso verso l'Inferno.
Invece come si uccide metaforicamente?
Togliendo il credito, manovrando i media. Insomma, creando terra bruciata intorno. Vedi i Ferruzzi, a cui è stato cancellato persino il nome. O la grande Comit, annientata da Cuccia per gli antichi rancori con Raffaele Mattioli. Cattiverie sublimi, almeno quanto il suo sense of humour nel privato.
Peccato, se non fosse stato così riservato, lo si sarebbe apprezzato di più.
Sì, peccato, perché Cuccia aveva degli aspetti umani deliziosi. Che una volta le racconterò, comprese le sue giovanili avventure galanti in Polonia, di cui mi testimoniò Carlo Bombieri, che guidò la Comit fino ai primi anni 70.
È Geronzi l'erede di Cuccia?
Sì, nel senso che possiede l'intelligenza, la spregiudicatezza e il cinismo di Cuccia. Con in più l'acume politico e un disegno che il grande vecchio non aveva.
Cambiano i tempi: oggi si clicca www.cesaregeronzi.it, e si sa tutto sull'attuale presidente di Mediobanca.
Peccato che Roland Barthes non ci sia più. Altrimenti, dopo avere analizzato miti e riti, avrebbe scritto Miti e Siti...
Un romano a Milano.
Passaggio fino a poco tempo fa inimmaginabile. Per Maranghi fu una botta letale veder spazzato via il suo coerente ruolo di vestale dell'eredità cucciana.
Lei ha anche attraversato indenne quella tragedia finanziar-shakespeariana che è stata il crollo dei Ferruzzi.
Quando arrivano gli uragani si rischia molto. Quella era una storia che si legava con la mia avventura in Montedison. Con Gardini sono passato dall'odio all'amore. Mi vedeva come nemico, poi viceversa ci trovammo bene. Raul pensava fossi contro di lui, vedeva il sospetto dappertutto.
Suo è anche l'ultimo colpaccio della New Economy, quello di Fastweb. Ne è uscito ricco come un Creso.
Si, erano molti soldi, almeno sulla carta. Ma preferisco ricordarla come l'unica operazione in quel settore che ha portato a compimento il modello di business per cui era stata concepita.
Con Silvio Scaglia, suo socio in quell'impresa, ha poi litigato.
Non ho litigato ma, come diceva Cuccia, apparteniamo a giardini zoologici diversi. Lui ha lasciato il Paese e si è trasferito in Inghilterra.
Ha fame di essere una sorta di vestale della milanesità, anche se milanese non è.
Di milanesi a Milano ce ne sono pochi, come di americani a New York.
Il fatto di andare spesso in barca non le avrà impedito di vedere questo tiro al piccione sull'Expo.
Purtroppo sull'Expo c'è stato un difetto di comunicazione, è mancata un'azione che contrastasse tutti gli elementi negativi che nascevano dalle contraddizioni interne alla compagine cui appartiene la Moratti.
Un sindaco vittima del fuoco amico.
Esatto. Poi c'è stato il tormentone su Paolo Glisenti il quale, malgrado la buona volontà, non ha mai legato con Milano. Tanto che l'ambiente gli ha sparato addosso, facendone il parafulmine di tutto. Ma il problema vero è che l'Expo non è sentita dalla gente.
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