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Tremonti: «L'Europa si adegui
alla regole contabili Usa»

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3 aprile 2009

Per il Ministro dell'economia le nuove regole Usa sulla valutazione degli asset, che hanno abbandonato il mark to market, offrono un vantaggio competitivo alle banche d'Oltreoceano. L'Ue deve velocemente uniformarsi


L'Italia ritiene che l'Europa debba «allinearsi» subito alle norme contabili rese più flessibili negli Stati Uniti. È questa la posizione espressa dal ministro dell'economia Giulio Tremonti a margine della riunione Ecofin.

Le regole sul mark to market
Ieri il Financial accounting standards board ha approvato un piano per allentare le regole per valutare il mark-to-market, permettendo alle compagnie un margine di manovra più ampio
nel valutare i propri investimenti. Le società potranno usare le proprie valutazioni in modo più esteso di quanto accade finora per determinare il fair value degli asset e potranno evitare più facilmente revisioni quando subiscono perdite dai propri investimenti. Della questione hanno discusso parecchio i ministri dell'Ecofin. Sulla stessa posizione dell'Italia si trovano Francia e Germania, ha indicato Tremonti. Il ministro italiano ritiene che la Ue deve fare in fretta. Ciò per evitare uno svantaggio competitivo. «Il macchinismo politico dell'Europa» è lento rispetto alla capacità decisionale di cui danno prova gli Usa. La questione dell'accounting e della revisione di norme che aggravano la situazione quando il ciclo dell'economia peggiora è piuttosto complessa anche perchè rimanda «a ideologie precise». Ciononostante una decisione a livello Ue va presa, secondo Tremonti, rapidamente.

La bad bank
In merito all 'bad bank' , cioè alla creazione di un soggetto in cui far confluire gli asset tossici, Tremonti ha detto che attualmente c'è parecchia confusione sul termine e su che cosa significa una scelta o l'altra. «Un conto è metterla dentro una banca un conto è tenerla fuori: nel primo caso si tratta di costruire delle separazioni nette tra attività buone e attività cattive e chi risponde, chi paga sono gli azionisti di quella banca; nel secondo caso non sono gli azionisti a sostenere il prezzo di una tale operazione, cioè dell'acquisto degli asset deteriorati, ma lo stato». Ciò deve essere tenuto presente nella scelta di una soluzione o l'altra. Tremonti ha detto di preferire da sempre la prima ipotesi.

I paradisi fiscali e quelli legali
Sul tema dei paradisi fiscali Tremonti ha sottolineato che la lista dell'Ocse è solo un primo passo, poiché «i criteri di identificazione usati dall'organizzazione sono ancora da vedere». il ministro ha spiegato che quello usato dall'istituto di Parigi è «un criterio empirico ma non sarà l'unico». Poi Tremonti ha ribadito la differenza tra paradisi fiscali e paradisi legali. Anche se si parla più dei primi, sono questi ultimi ad essere più pericolosi, poiché «spiazzano quelli fiscali, ma destabilizzano quelli legali». «E' limitativo parlare solo di quelli fiscali, poiché l'instabilità maggiore viene da quelli legali», ha aggiunto. «Il riferimento all'Ocse è uno dei criteri, ma non credo che sarà quello finale», ha concluso.

3 aprile 2009
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