Meno colpite delle consorelle europee dalla crisi finanziaria, sì. Completamente immuni, non era possibile. Le banche italiane, nel loro insieme, hanno chiuso i bilanci del 2008 con una flessione dell'utile netto pari al 56% e anche nel primo trimestre dell'anno in corso non si è invertito il trend e il calo degli utili è intorno al 60 per cento. I calcoli sono dell'Abi, che ha appena presentato il rapporto con le elaborazioni realizzate sui bilanci di 41 gruppi italiani al 31 dicembre, ma ha anche realizzato dei confronti internazionali, dai quali si desume che nei cinque paesi, Italia esclusa, con i sistemi bancari più sviluppati (Gran Bretagna, Olanda, Francia, Spagna e Germania) nell'esercizio 2008 si é registrata una contrazione media degli utili netti del 123% circa rispetto all'anno precedente.
All'origine di questa minore vulnerabilità delle aziende di credito italiane rispetto alle altre banche europee, è stato ribadito, c'è la composizione stessa del business delle banche italiane: mentre la media delle aziende di credito europee destina a impieghi il 38% del suo giro d'affari e investe il 47% dei mezzi amministrati in attività finanziarie, i gruppi creditizi italiani destinano il 63% agli impieghi a clienti e solo il 18% in attività finanziarie, un quarto delle quali è rappresentato da titoli di Stato. Ma, nel corso della presentazione del rapporto, il direttore generale dell'associazione dei banchieri, Giuseppe Zadra ha spiegato che se l'urto della crisi finanziaria è stato retto bene perchè in definitiva mancavano i "toxic assets" la «nostra vera preoccupazione - ha aggiunto - é il 2009, ossia quanti crediti andranno perduti sul fronte delle imprese. Il problema del 2009 non saranno i toxic asset, ma i toxic credit». In sostanza, il vero problema sarà l'impatto della recessione dell'economia reale sui bilanci bancari. Già durante l'anno scorso, secondo lo studio dell' Abi, il rapporto tra nuove sofferenze e impieghi alle aziende é raddoppiato, passando dall'1% al 2% (mentre per le famiglie é salito dallo 0,8% all'1 per cento).