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«Resteremo con il retail e business selezionati»

di Paolo Zucca

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23 maggio 2009

L' Italia si conferma un paese complesso per le banche estere. Che in Italia ci sono e – assicura il presidente dell'Aibe (l'associazione che le rappresenta), Guido Rosa – resteranno.
Mai come in questo momento la presenza delle banche internazionali è in forse. La crisi induce a rientrare in un perimetro più ristretto, l'operatività in Italia è frenata.

Ci sono più fattori. La grande crisi internazionale e la penuria di capitali spingono a misurare con la massima attenzione quali asset accettare, quale rischiosità affrontare e quale remunerazione ottenere. Si vuole selezionare, non scappare. Come associazione non abbiamo segnali di uscita, festeggeremo a breve i 25 anni di attività in Italia.

Avete protestato per una verifica effettuata dall'amministrazione fiscale sui vostri fondi di dotazione, patrimonio locale a sostegno delle attività nazionali.È un intervento che aggiunge complessità. Ricordo che c'è una fiscalità superiore del 6-7% rispetto ad altri paesi e la "Robin Tax" ha aggiunto altri oneri. Gli accantonamenti su crediti dubbi non sono deducibili nella stessa misura di paesi comparabili come la Spagna. Si vuole verificare l'adeguatezza o l'esistenza di fondi di dotazione dimenticando che abbiamo sempre operato secondo le normative di Vigilanza. L'insieme degli oneri, in un momento in cui i margini si stringono, non aiuta. Comunque l'Italia resta un paese importante per ogni grande gruppo.

Le banche estere pagano lo sbilanciamento sull'investment banking, corporate e le aggregazioni imposte dalla crisi tagliano queste attività. Con riflessi occupazionali. Infatti non sono in discussione tutte le importanti realtà retail acquisite da Bnp Paribas, Credit Agricole, per citarne due, o le attività retail online come Ing e altri. L'aggancio al retail permette alle banche italiane di resistere meglio all'estero dove solo le big, in verità, avevano investito in modo consistente. Le aggregazioni vengono da lontano e si riflettono in Italia come in altri paesi. Le banche estere hanno portato in questi anni molta innovazione finanziaria, project financing, emissioni e tanto altro. Sarebbe un peccato se una piazza come Milano perdesse queste presenze. Forse hanno portato anche prodotti nocivi finiti nei portafogli di clienti....

Certo, nei tanti prodotti sfornati dall'innovazione finanziaria alcuni erano troppo rischiosi. Non è però giusto dimenticare le tante proposte che invece hanno funzionato bene e per tutti.

23 maggio 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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