«Una scelta inopinata e contraria alle logiche di mercato». Così il presidente dell'Abi, Corrado Faissola, ha definito la disposizione contenuta del decreto anti-crisi che fissa un tetto pari allo 0,5% trimestrale dell'importo dell'affidamento sulle commissioni, variamente denominate, che hanno sostituito la vecchia commissione di massimo scoperto.
Faissola ha anche spiegato che pur in assenza stime ufficiali, l'introduzione del tetto «potrebbe produrre una legnata sui conti delle banche» (e i primi conti interni al sistema sembrerebbero penalizzare soprattutto le banche di dimensioni minori). Va precisato, peraltro, che sia l'eventuale stangata sui bilanci bancari, sia il prospettato sollievo per imprese e famiglie, sembrano destinati a prodursi non subito ma, secondo il dettato del comma 4 articolo 2 del provvedimento, quando entreranno in vigore le disposizioni e cioè «a decorrere dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto-legge».
Con il decreto, ha affermato Faissola, «il legislatore è inopinatamente intervenuto nuovamente in tema di commissioni, disponendo che le commissioni onnicomprensive per la messa a disposizione di fondi non possano superare, per trimestre, lo 0,5% dell'importo dell'affidamento, a pena di nullità». «La definizione per legge del livello di un prezzo – ha sottolineato il numero uno dell'Abi – costituisce una misura antitetica alla logica del mercato e al dispiegarsi della concorrenza fra operatori che su quel mercato sono attivi». Dal canto suo, il presidente della Commissione Finanze di Montecitorio, Gianfranco Conte, ha detto che la nuova stretta sulle commissioni bancarie prevista dal decreto anti-crisi é la «diretta conseguenza dell'atteggiamento delle banche, a fronte della norma deliberata dal Parlamento, di cercare vie traverse per applicare lo stesso una commissione».