L'attesa è per il prossimo autunno, quando verrà reso noto il nuovo piano industriale. Fino ad allora, per Tiscali saranno con tutta probabilità ancora giorni di passione. Il titolo del l'internet provider sardo nei giorni scorsi è stato scosso da due eventi di rilievo. Il 23 giugno è stato infatti approvato l'aumento di capitale da 190 milioni di euro (il primo di tre previsti) a 0,01 euro per ogni azione e il contemporaneo raggruppamento dei titoli (uno ogni dieci), che passeranno così da 616 a 61,6 milioni di pezzi. Manovre che però non sono state apprezzate da Piazza Affari, tanto che le quotazioni del titolo sono scese del 15,4% nella giornata dell'annuncio. «La scelta di valutare le azioni della società un centesimo – spiega un analista – è stata letta dagli investitori come l'implicita ammissione che il valore reale dei titoli è di gran lunga inferiore alla loro quotazione attuale, oggi attestata attorno a 0,25 euro».
Ma a cosa si deve allora un prezzo così scontato? Nel comunicato emesso nell'occasione il cda di Tiscali spiegava che «nella determinazione del prezzo di offerta è stato tenuto conto delle caratteristiche e dei contenuti del piano di ristrutturazione del debito attualmente in fase di realizzazione» e così pure «dell'esigenza che le condizioni alle quali procedere alla sottoscrizione (degli aumenti, ndr) risultino comunque favorevoli per il mercato». Come dire: abbiamo fatto un'operazione "market friendly" per invogliare gli investitori anche alla luce della situazione patrimoniale della società. Secondo un analista, invece, «il prezzo scontato potrebbe non costituire un incentivo sufficiente per l'acquisto e la ricapitalizzazione rischia di rivelarsi soprattutto un favore alle banche, che con tutta probabilità convertiranno parte dei propri crediti verso il gruppo sottoscrivendo parte dell'aumento di capitale ed entreranno così nell'azionariato».
Agli azionisti rimane il dubbio: che cosa fare? Di fronte a un aumento di capitale così diluitivo, chi partecipa alla sottoscrizione riduce il prezzo di carico delle azioni che detiene in portafoglio. Chi, d'altra parte, vende i diritti d'opzione e non aderisce vedrà comunque ridurre il peso della propria partecipazione azionaria. Il rischio, secondo alcuni, è allora che si ripeta un nuovo caso Seat, con un evidente disallineamento tra il prezzo del diritto e quello relativo al l'azione.
Il secondo evento di rilievo, che invece ha coinciso con un temporaneo rialzo delle quotazioni di Tiscali (+6,2%), è stato l'annuncio, avvenuto lunedì scorso, del perfezionamento della cessione della controllata britannica Tiscali Uk per un valore di 255 milioni di sterline al gruppo Carphone Warehouse. Notizia interpretata positivamente perché dà il via alla ristrutturazione del debito, dopo che era stato «congelato» dai creditori senior (Jp Morgan e Intesa Sanpaolo). Al debito di circa 500 milioni euro verso le banche, si sommano i 100 milioni di esposizione nei confronti dei soci Vnil (gli ex partner di minoranza di Tiscali Uk) e circa 31 milioni verso la Andalas Ltd, che fa capo a Renato Soru, fondatore e maggiore azionista di Tiscali con il 20% del capitale. Grazie alla cessione a Carphone, ora, saranno ripianati 200 milioni di debito delle banche, mentre gli 80 milioni di debiti verso Vnil saranno cancellati, altri 8 saranno rimborsati cash e 11 milioni in azioni con la sottoscrizione del primo aumento di capitale.
Se l'aumento da 190 milioni, interamente garantito e da eseguire entro le fine dell'esercizio 2009, non fosse interamente sottoscritto dal mercato, entro il primo trimestre del 2010 si procederà a un nuovo aumento di capitale, fino a un massimo di 46,5 milioni. Un terzo eventuale aumento di capitale potrebbe essere avviato nel corso dei successivi tre anni, in una o più tranche, fino a 25 milioni di euro