È la tesi di Massimo Amato e Luca Fantacci, esperti di storia della moneta e docenti della Bocconi. «Nuove regole e limiti ai bonus non sono abbastanza». La soluzione: «Una moneta internazionale», sulla scia di quanto sosteneva Keynes
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Un bel discorso teorico, ma realizzabile in che modo? «Bisogna avere il coraggio di pensare a una riforma del sistema monetario - risponde Fantacci - La strada da seguire, un po' sulla falsariga di quanto era nell'idea di Keynes a Bretton Woods, è quella di una moneta internazionale nella forma di clearing union. Il meccanismo della stanza di compensazione necessita solo della moneta come unità di conto e delle anticipazioni contabili. In questo modo l'elemento di riserva di valore viene meno e si elimina alla radice il meccanismo della rendita monetaria. A livello locale poi, anche per ridefinire in maniera corretta un reale rapporto tra debitori e creditori, bisognerebbe pensare alla creazione di divise territoriali». Ritorniamo al bel libro dei sogni: una moneta internazionale richiede un organismo sovranazionale in grado d'imporla. Difficile solo pensarlo, viste le divisioni perfino sui semplici bonus dei banchieri...«Il fatto che la strada sia in salita - replica Amato - non vuol dire la via sia sbagliata. Bisogna provarci. Solo in questo modo potremo uscire dal circolo vizioso in cui ci siamo infilati. Altrimenti, spingendo sempre e soltanto sulla soluzione della liquidità non faremo altro che preparare le basi delle nuova crisi. Con una aggravante». Quale? «Il vincolo dei debiti pubblici statali impedirà di attuare nuovamente quegli interventi a carico dei tax payer che sono stati messi in opera in questi due anni. Non avremo cioè un'arma per contrastare il problema».
E rispetto, invece, al finanziamento delle imprese, eliminata la moneta-merce quali i contenuti della finanza? «È l'anticipazione del credito, sotto le sue molteplici forme. Dalla forma del venture capital fino al clearing come strumento per finanziare il capitale circolante».
vittorio.carlini@ilsole24ore.com