Biglietto verde in forte calo e oro ai massimi storici (nuovo record a 1.043,78 dollari l'oncia). Queste le indicazioni principali sul fronte del mercato dei cambi e delle materie prime. Diversi i market mover: alcune indiscrezioni stampa ad esempio, ma anche le aspettative di una risalita dell'inflazione e infine la decisione a sopresa della Banca centrale australiana di alzare i tassi d'interesse.
Il complotto anti-dollaro
A mettere sotto pressione il biglietto verde ha contribuito un articolo pubblicato dall'Independent dal titolo emblematico: «Il crollo del dollaro». Secondo il quotidiano britannico Cina, Russia, Francia e Giappone, insieme a una serie di paesi arabi starebbero trattando per sostituire il dollaro come moneta di riferimento nel commercio di petrolio. L'intenzione, riferisce il quotidiano britannico che cita fonti bancarie (anonime) cinesi e arabe, è quella di utilizzare un paniere di valute tra cui lo yen giapponese, lo yuan cinese, l'euro, una nuova valuta unitaria concordata in via di istituzione tra i paesi del Golfo. La notizia è stata smentita dal governatore della Banca centrale dell'Arabia Saudita Muhammad al-Jasser e dal ministro dell'Energia del Kuwait e dal vice ministro russo delle Finanze Dimitri Pankin. Ma l'impatto sul mercato valutario si è fatto sentire.
Salgono le aspettative di inflazione, oro ai massimi
La corsa dell'oro (considerato bene rifugio) è un investimento che molti operatori fanno per ricoprirsi sull'indebolimento del dollaro. Il biglietto verde, che nei mesi scorsi si è molto svalutato rispetto all'euro, potrebbe ulteriormente indebolirsi se, come diversi indicatori fanno pensare, l'economia americana affronterà una nuova fase inflattiva. In questi mesi d'altronde, sono stati in molti a paventarlo. Soprattutto a fronte della colossale iniezione di liquidità da parte delle banche centrali (Fed e Bce, ma anche la banca centrale cinese) per far fronte alla stretta creditizia. Le aspettative su questo fronte sono state rinnovate da diversi elementi. Gli operatori tengono d'occhio soprattutto lo spread tra i T-bond decennali e i Treasury Inflation protected securities (titoli di stato Usa che garantiscono sul rischio prezzi). Il differenziale, vicino allo zero a fine 2008 è salito a quota 1,84%. «Anche se al momento l'inflazione è bassa - dice Adam Farthing, capo della divisione metalli di Deutshe Bank - il rischio di risalita è ai massimi».
La banca centrale australiana alza a sorpresa i tassi
Sul ribasso del biglietto verde pesa infine la decisione a sorpresa della Banca centrale australiana di alzare i tassi d'interesse sulla scia dei segnali di ripresa dell'economia. Mossa questa che ha alimentato presso gli investitori l'appetito per investimenti più rischiosi e remunerativi rispetto al biglietto verde. Il rialzo dei tassi d'interesse da parte dell'Australia, il primo paese del G-20 a muoversi in questa direzione, dovrebbe avere un effetto stabilizzante sulle Borse mondiali e quindi sugli investimenti più rischiosi ma al tempo stesso, spiegano gli analisti, nel medio termine può avere ulteriori conseguenze negative sul dollaro.