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Piazze europee sull'altalena: dopo un avvio di seduta in rialzo, i listini del vecchio Continente hanno iniziato a balzare attorno alla parità per, poi, chiudere in ribasso. Parigi ha archiviato la giornata in ribasso dell'1,11%, Francoforte dell'1,05%, mentre Londra ha perso lo 0,73 per cento. A Milano il Ftse Mib ha segnato un calo dell'1,25% e il Ftse All Share dello 0,92 per cento. Gli investitori, insomma, hanno preferito la cautela dopo il rimbalzo di venerdì, e hanno guardato con preoccupazione l'evolversi della situazione in quel di Dubai. In particolare, dopo che il dipartimento delle finanze dell'emirato ha precisato che non garantirà il debito di Dubai World: non è un caso se il settore delle banche europee (potenzialmente più esposte al crack) ha ceduto l'1,44 per cento. Poi, evidentemente, ha influito anche il forte calo delle Borse del Golfo a fronte dei mercati Asiatici che, al contrario, avevano chiuso la seduta positivi: Tokyo ha fatto segnare un rialzo del 2,9% mentre la Borsa di Shanghai ha guadagnato il 3,2 per cento.
Lo shopping...non così natalizio
Investitori e gestori oggi sono stati impegnati ad analizzare un bel po' di dati in arrivo dagli Usa. In primis, i numeri del black friday. Quale il consuntivo? In chiaroscuro. Da un lato, Mr e Mrs Smith hanno deciso di andare in giro per vetrine: secondo la National Retail Federation, il numero di americani che ha deciso di buttarsi nello shopping (195 milioni) è stato maggiore rispetto al Thanksgving del 2008 (172 milioni); dall'altro, però, la media della spesa è stata di circa 343 dollari, in calo rispetto ai 373 di un anno fa. Insomma, forse c'è meno pessimismo ma si tira di più la cinghia. Anche sulla base di questi numeri, gli investitori hanno deciso di puntare le loro fiches su Amazon, il megastore online di libri: in un momento di crisi, è il ragionamento, lo shopping online dovrà funzionare meglio di ogni altro. I titoli della società hanno, così, toccato il record storico intraday di 135,25 dollari. Ma non è stato solo, shopping. Buone nuove sono arrivate dalle intenzioni dei responsabili d'acquisto delle aziende: l'indice Pmi dell'area di Chicago é salito, in novembre, a 56,1 punti dai 54,2 di ottobre. A sua volta, poi, l'indice Ism di New York ha riportato, sempre in novembre, una crescita a 62,9 punti: sopra, quindi, al valore soglia di 50 punti che separa l' espansione economica dalla recessione.
I timori dei mercati e le regole che non ci sono
Alla fine tra indicazioni più, o meno, positive i listini americani rimangono contrastati. Perché prevale quest'incertezza? È semplice rispondere: le Borse hanno corso parecchio. Di solito, i listini anticipano di circa sei mesi la ripresa dell'economia. Il rilancio dell'economia reale, però, non sembra concretizzarsi con la stessa forza con cui il mercato di carta è balzato verso l'alto: lo dimostra proprio il dato sul Thanksgiving. Di più. Non si vedono quelle nuove regole che possono mettere un freno alle follie che hanno causato la crisi. Continuano le operazioni a leva; le emissioni obbligazionarie incominciano a far temere una nuova bolla sul mercato; il caso di Dubai ha confermato come i focolai di crisi (assolutamente prevedibili) siano ancora presenti in giro. Si dirà: ma proprio grazie a questa continua deregulation le società, finanziarie in testa, fanno quegli utili che sostengono i listini. E' vero, ma il rischio è che un simile trend prima o poi si paghi (di nuovo). Così, Wall Street, dopo una seduta tutta all'insegna dell'incertezza, nell'ultima mezz'ora di scambi ha chiuso con il segno positivo: il Dow Jones ha guadagnato lo 0,34%, l'S&P500 lo 0,38% e il Nasdaq che è stato l'indice più penalizzato nel corso della seduta, ha chiuso in rialzo dello 0,29 per cento.
La giornata a Piazza Affari
A Milano bene Pirelli grazie al giudizio di Ubs, che ha alzato il rating sul titolo da neutral a buy e il prezzo obiettivo da 0,28 a 0,233 euro, mentre Goldman Sachs ha incrementato il target price da 0,48 a 0,5 euro, con raccomandazione neutral. Positiva anche Cir: in un report sulle holding europee Ubs ha alzato il prezzo obiettivo sul titolo da 1,65 a 2 euro con rating buy. La banca d'affari ha alzato il target anche su Cofide, da 0,7 a 0,8 euro con giudizio buy, Camfin (da 0,28 a 0,33 euro con rating neutral), Exor (da 18,5 a 20,1 euro con buy), Italmobiliare ( a 38 a 42,4 euro con buy).
Sull'ottovolante Lottomatica , che ha chiusom in calo. Mentre si è mantenuta sopra la parità Telecom Italia. In attesa del cda del 2 dicembre, proseguono le polemiche tra gli azionisti: la Findim (5% del capitale), della famiglia Fossati, contesta la valorizzazione dell'asset argentino in via di dismissione. Fiat ha chiuso in calo: Goldman Sachs ha confermato la visione positiva sul settore dell'auto ("attractive"), alzando il prezzo obiettivo del Lingotto da 10,50 a 14 euro (le azioni trattano a 9,865 euro) con raccomandazione buy. Inoltre, il numero uno di Fiat, Sergio Marchionne, illustrerà questa settimana al governo i piani di ristrutturazione degli impianti produttivi.
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