Nell'era «dell'accesso la connessione alle reti è un diritto che deve essere garantito a tutti e, di conseguenza, è necessario che la collettività si faccia carico di sostenere gli oneri per garantire l'universalità dell'accesso alle reti, anche nelle aree di fallimento di mercato».
Lo ha detto Franco Bernabé, amministratore delegato di Telecom Italia, che ha tenuto all'università La Sapienza una lectio magistralis presso la facoltà di Economia, chiarendo che oltre al digital divide, un altro problema principale per la crescita delle tlc in Italia «è quello di sviluppare e qualificare la domanda di servizi Ict: di favorire, cioè, la digitalizzazione e l'ammodernamento delle imprese e della Pubblica amministrazione, nonché di aumentare la cultura informatica e l'attitudine all'uso delle nuove tecnologie da parte dei cittadini».
Sulla rete l'agenda deve essere dettata dal mercato con una pluralità di sperimentazioni, ha peraltro chiarito Bernabé. «Noi siamo fortunatamente in un'economia di mercato, con tanti soggetti, e il mercato fa la cosa che saggiamente deve fare. In Italia non c'è la Gosplan (la commissione sovietica dei piani quinquennali, ndr), c'è il mercato». Quindi, niente pressioni di tipo dirigistico del governo sull'azienda, soprattutto per quanto riguarda il futuro della rete, almeno nella visione del top manager. «C'è la necessità - ha spiegato Bernabè - che l'agenda venga dettata dal mercato, che vengano fatte una pluralità di sperimentazioni, perchè nessuno ha la ricetta giusta». Ribadito il no ad una società della rete: «Mi sembra - ha aggiunto - di averlo detto a chiare lettere».
Bernabè ha poi ricordato come gli investimenti in infrastrutture «che sono stati enormi, fatti tra gli anni '90 e il 2000, hanno portato fallimenti catastrofici di aziende di cui alcuni ancora portano i segni. Tutto va guidato dal mercato con la sperimentazione di diverse soluzioni di concerto - ha sottolineato - con le autorità delle comunicazioni e della concorrenza, le uniche titolate a dire che forme possono avere le sperimentazioni con soggetti che operano nello stesso settore».
Del resto, ha aggiunto Bernabé, Telecom Italia «ha non solo la consapevolezza, ma la volontà di essere attore protagonista di questa crescita. Abbiamo investito 18 miliardi di euro in 5 anni: quando mi si dice che Telecom non è in grado di fare investimenti, questo francamente non é accettabile». Intanto, non ci sono cambiamenti in vista nel piano industriale presentato l'anno scorso. In cda «facciamo solo stati di avanzamento», ha precisato l'ad. In Borsa Telecom Italia (-1,96%) sconta l'abbassamento del target price (prezzo obiettivo) da parte di Goldman Sachs e le decisioni decisioni dell'autorità per le tlc di tagliare il tetto del prezzo sugli sms.