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Dal 1 novembre tempi più corti per la valuta degli assegni

di Maximilian Cellino

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1 novembre 2009
(Imagoeconomica)
Bonifici europei: da oggi eliminata la doppia commissione

Buone notizie in arrivo per imprese e privati alle prese con gli assegni bancari. A partire dal 1° novembre i tempi di incasso si accorceranno: 3 giorni lavorativi per la valuta di accredito (un giorno per gli assegni circolari) e 5 giorni (ma diventeranno 4, come per i circolari, dal 1° aprile 2010) per l'effettiva messa a disposizione del denaro sul conto corrente.
Entrano infatti in vigore le norme contenute nell'articolo 2 del il decreto 78/2009 (il cosiddetto Tremonti Ter, convertito con la legge 102/2009) che fissano per legge i tempi entro i quali i clienti devono avere la disponibilità delle somme incassate. Nel suo piccolo si tratta di una mini-rivoluzione, perché fino a oggi non esisteva una regolamentazione specifica in merito e le scadenze erano lasciate al gioco della competizione: ogni banca fissava le proprie.

«Nei primi 6 mesi del 2009 – spiegano dall'Associazione bancaria italiana (Abi) – la data di valuta media è stata pari a 5,6 giorni lavorativi per gli assegni bancari e a 3,1 giorni lavorativi per i circolari, mentre a fine 2008 i tempi medi di messa a disposizione erano pari a 6,4 giorni per entrambi gli strumenti». Le nuove norme permetterebbero una velocizzazione di circa 2 giorni lavorativi per tutte le operazioni: un risparmio che, visti i tassi minimi di remunerazione dei depositi sul c/c, è in fondo ben poca cosa (nell'ordine della decina di centesimi su un assegno di 1.000 euro), ma che potrebbe divenire significativo per un correntista che, grazie all'accorciamento dei tempi, riesca a evitare di finire «in rosso».
Il rovescio della medaglia non può mancare ed è rappresentato dalle possibili contromosse delle banche, che potrebbero mettere mano alla struttura commissionale dei conti correnti per recuperare quella che di fatto è una commissione implicita a carico del cliente per l'incasso degli assegni. Forti perplessità esistono inoltre sull'applicabilità della legge ai bonifici, visto che le norme stabilite dal decreto sono in conflitto con quanto prescrive la Payment Services Directive (Psd), la direttiva europea sull'armonizzazione dei sistemi di pagamento recepita dal Consiglio dei ministri mercoledì scorso.


Resta poi da vedere se le banche saranno effettivamente in grado di rispettare la legge fin da lunedì prossimo, ma sotto questo aspetto sia dall'Abi sia dai principali gruppi bancari italiani arrivano promettenti rassicurazioni. In ogni caso non sarà necessario dare informativa ai clienti delle nuove regole, anche perché il fatto che le variazioni non siano peggiorative non impone l'invio della comunicazione con la modifica contrattuale prevista dall'articolo 118 del Testo unico bancario. È molto probabile invece che una nota sia spedita ai correntisti insieme al riepilogo trimestrale.

Qualche disguido, almeno nei primi tempi, sarà comunque da mettere in conto. «In questo caso è utile che il cliente metta in mora la banca inviandole una raccomandata e chiedendo un risarcimento per il danno arrecato, dopodiché si può eventualmente ricorrere al giudice di pace», consigliano dall'associazione dei consumatori Aduc. La mancata applicazione della Tremonti Ter rappresenta inoltre una tipica situazione che potrebbe essere trattata dall'Arbitro bancario finanziaro (Abf), il nuovo organo l'organo creato per risolvere in via stragiudiziale le controversie banche-clienti. Prima di attivare l'Arbitro, il correntista dovrà però presentare un reclamo in forma scritta all'istituto di credito e far trascorrere almeno 30 giorni.

1 novembre 2009
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