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Bce: prevenire rischio disoccupazione strutturale

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12 novembre 2009

In tutti i Paesi dell'Eurozona "assume un'importanza cruciale un maggior impegno a favorire la crescita sostenibile e l'occupazione poiché la crisi finanziaria potrebbe avere inciso verosimilmente sulla capacità produttiva delle economie dell'area". Lo scrive la Bce nel Bollettino mensile, spiegando che "la moderazione nella fissazione dei salari, una sufficiente flessibilità dei mercati del lavoro ed efficaci incentivi all'occupazione sono indispensabili per prevenire una disoccupazione strutturale molto più elevata nei prossimi anni".

La Bce inoltre ha rivisto al ribasso le aspettative sul tasso di disoccupazione per il 2009 e il 2010 di 0,2 e 0,3 punti percentuali collocandole ora al 9,5% (da 9,7% in luglio) e 10,6% (da 10,9%) rispettivamente. La consueta indagine trimestrale è stata condotta dalla Bce presso 54 previsori tra il 15 e il 19 ottobre. Per il 2011 gli intervistati si aspttano in media che il tasso di disoccupazione si collochi al 10,4% (-0,2 punti percentuali rispetto al 10,6% di luglio). Invariate all'8,5% le attese sul tasso di disoccupazione a più lungo termine (per il 2014).

Pil eurozona, stime in rialzo +0,6%) per il 2009


Migliorano nettamente le prospettive di crescita dell'Eurozona: a prenderne atto sono i previsori della Bce che le hanno modificate per il 2009, apportando un significativo innalzamento di 0,6 punti percentuali rispetto all'ultimo rilevamento (luglio) e si aspettano ora che il pil in termini reali dell'Eurozona faccia registrare una contrazione del 3,9% nel 2009 (-4,5% nella stima
precedente). Come si legge nel Bollettino mensile della Bce, anche le aspettative di crescita per il 2010 e il 2011 sono state riviste al rialzo (rispettivamente di 0,7 e 0,1 punti percentuali) e si collocano attualmente all'1% (da +0,3%) e a 1,6% (da +1,5%) rispettivamente.

Le aspettative di crescita più a lungo termine (nel 2014) sono rimaste invariate all'1,9%. Nel motivare la revisione al rialzo delle attese di crescita dell'Eurozona per il 2009, 2010 e 2011, i 56 previsori intervistati hanno fatto riferimento alla ripresa del commercio mondiale (sospinta dai mercati emergenti), al contributo positivo delle scorte e agli effetti delle misure di politica economica adottate dai Governi e dalla Bce, ma sono stati menzionati anche diversi fattori che potrebbero frenare la crescita.

Tra questi, un inasprimento delle condizioni creditizie e un basso tasso di utilizzo della capacità produttiva con conseguente impatto avverso sugli investimenti, un apprezzamento dell'euro penalizzante per le esportazioni, un deterioramento delle prospettive del mercato del lavoro in termini di alta disoccupazione e ulteriore rallentamento della crescita dei salari che porti a sua volta a una riduzione del reddito reale e dei consumi. Alcuni intervistati, segnala la Bce, hanno sottolineato che la crescita potrebbe perdere slancio nella prima metà del 2010 con il progressivo esaurirsi di vari pacchetti di stimolo fiscale. Riguardo alle stime sull'inflazione, molti previsori hanno detto di aspettarsi che l'ampio 'output gap' e il sottoutilizzo della capacità produttiva esercitino pressioni al ribasso sull'inflazione, che in base alle attese dovrebbe rimanere al di sotto del 2% nel medio termine. Per la maggior parte degli intervistati, i principali rischi al rialzo per l'inflazione sono gli aumenti dei prezzi del petrolio e delle materie prime.

12 novembre 2009
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