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La Fed ammette: c'è il rischio
speculazione con i tassi a zero

di Andrea Franceschi

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24 novembre 2009

Fino ad oggi lo avevano detto soltanto gli economisti, gli addetti ai lavori o le autorità monetarie di paesi stranieri come la Cina. Ora anche la Banca centrale americana lo ammette: i tassi d'interesse a zero «possono alimentare la speculazione nei mercati finanziari» e falsare le aspettative sull'andamento dell'inflazione. Nel «minute» delle riunioni del Fomc, il braccio di politica monetaria della Federal Reserve, tenutesi gli scorsi 3-4 novembre, si fa esplicito riferimento a questo rischio.

Questo non significa che la banca centrale americana intenda rialzare il costo del denaro che - si legge nel documento - rimarrà al livello attuale ancora a lungo. Almeno fintanto che le aspettative di inflazione rimarranno stabili e la disoccupazione continuerà ad aumentare. Ma con queste parole la Banca centrale Usa ha fatto chiaramente capire che è consapevole dei rischi.

La Fed, come la Bce, la Banca d'Inghilterra e le altre principali banche centrali in tutto il mondo, per far fronte alla stretta creditizia originatasi in conseguenza della crisi finanziaria, hanno messo in atto una politica di progressiva riduzione del costo del denaro. Una scelta obbligata quando i mercati crollavano e nessuno sapeva più che pesci pigliare.

Ma dopo che la tempesta è passata e i mercati hanno ripreso a crescere, in molti hanno iniziato ad approfittare di questa situazione. Con i tassi d'interesse a zero - è la tesi dell'economista Nouriel Roubini - gli investitori hanno preso in prestito denaro dove i tassi sono bassi (come negli Usa) per reinvestirli altrove. Sfruttando ad esempio il rally dei mercati emergenti (come quello cinese) o delle commodity (come l'oro e il petrolio). Questo, secondo l'economista, ha dato origine a una bolla nei mercati e ha contemporaneamente avviato la svalutazione del dollaro.

24 novembre 2009
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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