Nel maggio scorso Rupert Murdoch, presidente di News Co., aveva detto che entro giugno 2o10 le news delle edizioni online dei media della compagnia sarebbero diventate a pagamento. Ora, però, il tycoon fa un passo indietro e afferma di non poter promettere che la deadline stabilita sarà rispettata. In una conference call dopo la presentazione delle ultime trimestrali di News Co., che contengono dati piuttosto buoni, Murdoch ha detto: «Stiamo lavorando molto a questo, è un lavoro enorme, ma non prometto che rispetteremo la data». E a chi gli chiedeva che cosa avesse causato lo slittamento, Murdoch ha risposto in modo enigmatico: «Tutto».
A maggio il tycoon aveva detto che si sarebbe iniziato a pagare le news on line «entro i prossimi 12 mesi», aggiungendo che «i giorni di Internet, per come lo conosciamo ora, finiranno presto». Un concetto ribadito in verità nella sua lettera agli azionisti che accompagnava il report annuale di News Co., pubblicato ieri, dove Murdoch ha scritto che «il giornalismo di qualità non è economico» e che «la pubblicità non riuscirà più da sola a pagare i conti dei giornali».
Per ora gli unici siti dell'universo News Co. che richiedono un pagamento per la lettura delle notizie sono quello del "Wall Street Journal" e le versioni dei quotidiani per gli "App Phone" (il nome appena coniato negli Usa per i telefonini come l'iPhone).
Ma se NewsCorp rallenta, Bloomberg accelera: secondo il Wall Street Journal il principale sito del gruppo editoriale specializzato in economia e finanza, Bloomberg.com, oggi interamente gratuito e rivolto a un pubblico generalista (per tutti gli altri esiste la divisione Bloomberg Professional, con siti già oggi a pagamento e tariffe che arrivano ai 1.500 dollari al mese), potrebbe diventare molto caro: tra 600 e mille dollari all'anno per andare oltre l'homepage.
Con simili canoni annuali o mensili Bloomberg aggira l'ostacolo dei micropagamenti: molti editori stanno infatti considerando di stabilire un prezzo per ogni singolo articolo, magari di poche decine di centesimi, o di creare tessere a scalare prepagate.
Della situazione vorrebbe approfittare anche Google: secondo il Nieman Journalism Lab, il centro di ricerca sui media dell'università di Harvard, la Newspaper Association of America avrebbe chiesto a Google di mettere a punto uno standard di micropagamenti che possa essere utilizzato da tutti i siti di quotidiani americani. E gli editori europei? A parole, quasi tutti hanno detto di essere d'accordo sulla necessità di far pagare i contenuti, ma solo due, per ora, hanno avuto il coraggio di ereggere un "pay wall", benché minimo. Il primo è Springer, l'editore della Bild Zeitung, il più diffuso quotidiano tedesco ed europeo. Accedere al sito della Bild dall'iPhone da oggi non sarà più gratis: fino al 31 dicembre costerà 79 centesimi, poi il canone si alzerà (la cifra dipenderà con ogni probabilità dalle reazioni degli utenti-lettori al primo pay wall). Il secondo caso è quello della Süddeutsche Zeitung: a partire dalla metà di novembre ci vorranno 1,59 euro al mese per andare oltre l'homepage. Tra i periodici, la scommessa maggiore è quella dell'Economist, che ha appena eretto un muro molto alto (sperimentale, per ammissione dello stesso editore) intorno ai suoi contenuti di qualità: 90 dollari all'anno.