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Con Wall Street 2 torna Gekko e diventa giustiziere

di Mario Platero

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12 novembre 2009

NEW YORK - Anche il programma per la cena di beneficenza al Metropolitan Museum suggerisce la redenzione: «Il benefit annuale dei Bull and Bear, (Orso e Toro) del 2008». In onore della «Organizzazione Nazionale per l'Alzheimer». Lo sponsor è Skybridge Capital: si specula per restituire. Tutto finto, visto che siamo sul set del nuovo film di Oliver Stone, ma tutto perfettamente reale. Sono le 8.45 al numero 25 di Broadway nella punta meridionale di Manhattan dove il regista sta girando il suo nuovo film Wall Street 2. Il set è la vecchia biglietteria della leggendaria linea di crociere transatlantiche Cunard.
Enorme come la Stazione Centrale, affreschi, bronzi, marmi spettacolari, costruita coi fondi della bolla del 1921, lo sfondo ideale per riprodurre il Metropolitan. Stone vuole il realismo dei balli veri di Manhattan. Fra i 300 in smoking e abito lungo, ha invitato Susan Hess, la moglie di John Hess il magnate del petrolio, il Principe Dimitri di Yugoslavia, Peggy Siegal la regina del PR del cinema a New York. Tutte comparse. «Dovete capire – spiega Stone quasi sottovoce ai suoi attori – che in questa sala da ballo non tutti si amano». Certamente non si amano Michael Douglas/Gordon Gekko e Charlie Sheen/Bud Fox i due protagonisti del primo «Wall Street» di Stone, quello che, nel 1987, attaccava gli eccessi degli anni 80. È una delle scene chiave. I due si incontrano al ballo del Metropolitan per la prima volta in 22 anni. Bud è con due splendide ragazze al braccio. Gekko è da solo. È appena uscito di prigione e cerca un posto al sole in società. Ma lo sistemano in un tavolo sperduto.
Stone ricorda le sorprese del primo film. Doveva essere critico, ma divenne un "cult movie". Slogan amorali come «L'avidità va bene», «il danaro non dorme mai» restarono nella cultura popolare a Wall Street. Michael Douglas che ha vinto un Oscar nel suo ruolo da spregiudicato, non si spiega come mai Gekko sia diventato un idolo delle masse. Sia Stone che Douglas sono perplessi ogni volta che un finanziare li avvicina per congratularsi. «Credevo che la bolla fossa finita allora. Che gli eccessi fossero finiti con il mio film. Con le porte della prigione chiuse dietro Gordon Gekko. Per accorgermi che agli eccessi non ci sono limiti» bisbiglia il regista. «Erano quattro anni che il progetto era pronto, ma Oliver non ne voleva sapere di fare un altro film su Wall Street» dice Ed Pressman, uno dei produttori del film, costato 70 milioni di dollari. «Poi, dopo il 2008, ha visto la crisi sistemica, non solo l'avidità degli individui, ma il ruolo colpevole e centrale delle banche».
Pressman ha accettato il postulato di denuncia di Stone, che conosce Wall Street da vicino, il padre era un broker. E ha rimesso insieme il cast centrale di 22 anni fa. Stone, Douglas, Sheene. In sala di produzione vediamo degli spezzoni di altre scene. Gli incontri storici alla Federal Reserve, un imprenditore cinese, simbolo della potenza economica che 22 anni fa non esisteva, che vuole comprare una hi tech californiana; in una scena c'è anche Nouriel Roubini, proprio lui il Dr Gloom, che nel film, si chiama Geoffrey Hashimi, un gestore di fondi hedge. E in apertura del film c'è il telefono portatile mastodontico di Douglas: gli viene restituito insieme a chiavi e potafoglio quando esce dal carcere. «Nel film ho difficoltà con mia figlia (la deliziosa Carey Mulligan). Non mi parla e il mio rapporto con il suo fidanzato (Shia Laboeuf/Jacob Moore) diventa centrale: insieme scopriamo alcune verità», dice Michael Douglas. Ce lo racconta al ristorante Capitol Grill, su Pine e Nassau. Nel film è il giovanissimo fidanzato, Jacob, a chiedere aiuto a Gekko. Sospetta che ci sia qualcosa di storto. Il suo mentore (Frank Langella) è stato ucciso. Vuole scoprire i colpevoli, ha bisogno dell'aiuto di Gekko. In cambio gli promette di riavvicinarlo alla figlia. Gekko lo aiuta, scopre le malefatte finanziarie di alcuni banchieri e lui, il simbolo dell'avidità negli anni Ottanta si trasforma in simbolo della giustizia nel nuovo secolo: la corruzione degli anni 2000 è troppo anche per Gekko. Ecco la redenzione, insieme alla condanna di Wall Street che non riesce a cambiare e, anzi, peggiora. I due estremi, redenzione e corruzione, diventano il motivo di fondo del film. Alle 22.20 siamo in libera uscita. La morale? il sistema, in questo caso delle banche globali, integrate e senza controlli, ci soffoca. L'individuo rinasce. Ma non l'aveva già detto Ronald Reagan all'inizio degli anni ottanta? A questo punto non resta che aspettare il film, che uscirà in primavera.

12 novembre 2009
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