La Grecia deve rimborsare tra aprile e maggio una ventina di miliardi di euro di titoli di Stato, in larga misura a medio-lungo termine: ad Atene le scadenze di quest'anno sono fatalmente concentrate in primavera. In altri tempi questa cifra, tutto sommato modesta se rapportata ai 15-20 miliardi di bond governativi in asta alla settimana nell'eurozona, non sarebbe bastata a diffondere il panico sul mercato. Nel 2010 invece, annata che passerà alla storia per il problema del rifinanziamento del debito pubblico denominato in euro esploso con la peggiore recessione dagli anni '30, questi 20 miliardi sono un macigno capace di inabissare il rischio sovrano greco. E non solo. L'effetto-contagio, alimentato dalla speculazione e da una buona dose di cattivi dati "fondamentali" su debito/Pil e deficit/Pil, ha travolto questa settimana Portogallo e Spagna, altri due anelli deboli della catena del debito pubblico europeo.
La Grecia è entrata in una spirale perversa tra il rincorrersi di voci infondate e ufficiose e dichiarazioni ufficiali sulla politica della gestione del debito pubblico: in un momento in cui il mercato reclama la massima trasparenza e prevedibilità sui meccanismi d'asta, il Tesoro greco naviga a vista e paga caro qualsiasi brusco cambiamento di rotta. Paradossalmente, i guai peggiori per la Grecia sono iniziati dopo il recente successo della sindacazione di un bond a cinque anni da 3 miliardi di euro: richiesto per 25 miliardi, è stato collocato per 8 a un rendimento generoso in area 6,20%(anche se limato rispetto al 6,5% circolato in fase di pre-collocamento). Il Tesoro greco ha messo contemporaneamente in cantiere un secondo bond decennale, annunciando che lo avrebbe collocato entro la fine di febbraio. Il continuo allargamento degli spread di questi giorni tuttavia ha fatto chiudere la Grecia sulla difensiva: corre voce che Atene non intenda strapagare la raccolta di ulteriori fondi e che sia disposto a cancellare le emissioni previste per attendere tempi migliori. La reazione del mercato, tanto degli investitori istituzionali real money quanto degli speculatori, è stata punitiva e percorsa da brividi di vero panico: chi ha acquistato quel bond greco a cinque anni in questi giorni sta incassando una perdita. Scadenze pari a 20 miliardi sono imminenti, sul un totale di 50-60 miliardi di titoli greci in emissione per il 2010 a copertura di fabbisogno e rimborsi. Finora la Grecia ne ha raccolti solo 8: che aspetta a raccogliere gli altri 12 miliardi, si domandano i trader con preoccupazione?
Il rischio-sovrano greco è dunque colato a picco, come testimonia l'impennata mozzafiato dei rendimenti dei titoli di Stato con scadenze a brevissimo e breve termine, tra 3 mesi e due anni. Un BoT greco a sei mesi rendeva lo scorso venerdì il 4,60% contro lo 0,60% dei Buoni italiani o spagnoli sulla stessa scadenza. Uno sbandamento giudicato dai più «eccessivo», tenuto conto che fino ad oggi nessuno Stato europeo ha incontrato serie difficoltà nel collocare i titoli del proprio debito: alla fine è tutta una questione di prezzo, di premio a rischio, di rendimento. Nessun trader crede che la Grecia andrà alla deriva e le ciambelle di salvataggio, nel caso in cui ce ne fosse bisogno, non tarderanno ad arrivare: dall'Eurogruppo, o dall'Fmi o in altre formule inedite che l'Unione europea confezionerà per mettere riparo alla situazione. L'Unione monetaria è in corso d'opera, è un cantiere aperto: la storia dell'Europa si scrive giorno dopo giorno, ora dopo ora e non c'è rischio di rimanere senza inchiostro a Bruxelles. È questa l'opinione diffusa tra gli strategist e gli economisti che seguono il rischio-sovrano europeo.
Resta il fatto che è in corso un esasperato braccio di ferro tra gli investitori sottoscrittori di bond governativi (sostenuti nelle loro posizioni oltranziste dalla speculazione) e i ministeri del Tesoro degli stati maggiormente indebitati: i primi mirano a incassare alti rendimenti, i secondi a contenere gli oneri del servizio del debito. Questo tira-e-molla accresce la volatilità senza precedenti dei rendimenti e dei prezzi dei bond nell'eurozona, soprattutto greci, portoghesi, irlandesi e persino spagnoli che sono poco liquidi (ammontari in circolazione scarsi e quindi facilmente manipolabili). Sui monitor dei trader i numeri più seguiti in questi giorni restano i prossimi ammontari di titoli di Stato in asta, i volumi in scadenza, le cedole da pagare, il rapporto tra domanda e offerta: la prossima settimana andranno in asta i Bund decennali e anche BoT e BTp.

isabella.bufacchi@ilsole24ore.com

IN CIFRE

20 miliardi € - Le scadenze
In primavera scadono una ventina di miliardi di titoli di Stato greci: finora Atene ha raccolto 8 miliardi.

14-17 mld € - Le aste
La prossima settimana Germania, Italia, Olanda e Austria emettono titoli di Stato con durate tra 5 e 15 anni per una quindicina di miliardi. L'Italia ha in programma un'asta BoT a 12 mesi da 7 miliardi contro gli 8,25 in scadenza

1.000 miliardi € - Totale bond a lungo termine
Nella zona dell'euro nel 2010 sono previste emissioni lorde di titoli di Stato per 900-1.000 mld

 

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