Il richiamo alla "famiglia" gioca un ruolo fondamentale nel consenso che si può creare a favore della riforma proposta. Tuttavia le cose sono un po' più complesse, come si può verificare dell'esame della tabella, in cui si confronta l'attuale sistema di tassazione separata con un meccanismo di quoziente familiare alla francese.
Si ipotizza un'imposta con tre aliquote: 20% fino a un reddito di 1.000; 30% tra 1.000 e 3.000; 40% oltre 3.000. Sono, inoltre, previste una detrazione base di 20 più una di 10 per ogni familiare a carico. Nel caso di una famiglia con due redditi le detrazioni familiari (in questo caso solo per i figli) vengono divise a metà fra i coniugi. Per il quoziente familiare il divisore è previsto pari a 2 per una famiglia senza figli, a 2,5 nel caso di famiglia con un solo figlio, e a 3 per una famiglia con due figli. La struttura dell'imposta è semplificata ma simile a quella attuale; l'esempio, quindi, ipotizza una semplice trasformazione del sistema esistente nel quoziente familiare francese. Si confrontano – a parità di reddito familiare – famiglie mono e bireddito i cui componenti guadagnano ciascuno metà del reddito.
I risultati si possono così sintetizzare.
1) In entrambi i regimi i single subiscono una tassazione più elevata (una sorta di imposta sul celibato), scelta giustificata dalla decisione della società di sostenere le famiglie. Ma single è anche l'anziano vedovo con figli maggiorenni, cosa che ha determinato in molti ordinamenti la concessione di detrazioni collegate all'età. Nel caso del quoziente familiare, i single percettori di bassi redditi e le famiglie più o meno numerose, con lo stesso reddito subiscono tutti lo stesso prelievo, risultato alquanto singolare.
2) La tassazione separata implica che, a parità di reddito, la famiglia bireddito paga meno imposte di quelle monoreddito, tale differenza si attenua col crescere del reddito (si veda il livello di reddito pari a 50.000). L'apparente discriminazione è legata alla circostanza che nel caso della famiglia bireddito sono due le persone che lavorano sopportando i relativi costi e sacrifici: se la diffusione del lavoro è considerata un fatto positivo e da sostenere, non dovrebbe esserci ragione di dissenso in proposito. Il quoziente familiare viceversa, tratta nello stesso modo le famiglie bireddito e monoreddito, e quindi rappresenta un forte disincentivo al secondo lavoro familiare. Ciò è particolarmente vero per i redditi bassi e medi.
3) Il quoziente familiare fa venire meno le tradizionali detrazioni, sicché a livelli bassi di reddito (quelli che si collocano nel primo scaglione) la tassazione aumenterebbe e resterebbe costante, indipendentemente dal numero di figli (si vedano i livelli di reddito 1.000 e 2.000).
4) Il quoziente familiare comporta un risparmio crescente col reddito familiare, quindi il passaggio eventuale al nuovo sistema avvantaggerebbe soprattutto i ricchi. Ciò del resto è ovvio dal momento che dividendo il reddito per ripartirlo tra i componenti della famiglia, si riduce l'imponibile, e se le aliquote sono progressive, l'incidenza è minore. Ciò è vero soprattutto se a causa dell'operazione di divisione si passa da uno scaglione più elevato a uno più basso.
5) Il vantaggio del quoziente è massimo quando uno dei due coniugi è privo di reddito (casalingo) e inesistente se vi sono due percettori con lo stesso reddito.
6) I contribuenti che si collocano nel primo scaglione (i più poveri, che in Italia sono molto numerosi: pensionati, precari, part-time, operatori marginali, e - ovviamente - evasori) non hanno nessun beneficio dal quoziente, al contrario: infatti, per questi contribuenti anche se si divide il reddito per un numero alto a piacere, l'aliquota non cambia. Ciò chiarisce anche che in presenza di un sistema ad aliquote "piatte" come quello proposto anche recentemente per l'Italia, il quoziente non avrebbe alcun effetto. In verità l'aliquota unica e il quoziente familiare sono incompatibili.
7) Con il quoziente il risparmio di imposta più consistente è assicurato dalla presenza di un coniuge casalingo e non dalla presenza di figli. A basso livello di reddito, se aumentano i figli le imposte rimangono invariate, mentre per i più ricchi si riducono.
8) Il risparmio fiscale per un figlio in più (ma anche per il coniuge privo di reddito) cresce col reddito: è zero per un reddito di 1000; 50 per un reddito di 3000; 200 a 10.000, eccetera. In altre parole, i figli ( e i coniugi) dei ricchi sono più meritevoli, e valgono di più, di quelli dei poveri.
In conclusione, il quoziente ha molto poco a che vedere con la famiglia e molto di più con l'obiettivo di ridurre le imposte ai ceti abbienti. È punitivo nei confronti delle famiglie numerose con bassi redditi e disincentiva il secondo lavoro (e quindi l'occupazione femminile) soprattutto a livelli di reddito bassi. In questo senso, sembra che una politica di sostegno delle famiglie dovrebbe basarsi su un forte aumento delle detrazioni per figli a carico (non per il coniuge), erogate anche per la parte incapiente, e su un sistema di assegni familiari coordinato con il prelievo fiscale.
Vincenzo Visco, 68 anni, è stato più volte ministro della Repubblica e, da ultimo, ha ricoperto la carica di viceministro all'Economia del governo Prodi.
È fondatore, insieme a Pier Luigi Bersani, dell'associazione Nens (Nuova economia nuova società)
TABELLA / Gli effetti dell'introduzione del quoziente familiare con un sistema di tassazione separata
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