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Euro debole fino a metà anno
Il dollaro alla prova del debito

di Vittorio Carlini

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3 marzo 2010
Euro debole fino a metà anno

Il Financial Times, in prima pagina, mercoledì titolava: gli hedge fund pronti a scommettere contro l'euro. Forse, è il retropensiero dei maligni, il giornale della City vuole allontanare l'attenzione dalla sterlina inglese, che non se la passa troppo bene. Al di là della dietrologia, il futuro della moneta unica europea è comunque al centro della discussione. Tra le sale operative, e non solo, la domanda rimbalza costantemente: dove può andare l'euro? Per gli esperti di IntesaSanpalo: «Nel breve periodo, compreso tra 1 e 3 mesi, l'euro dovrebbe svalutarsi fino a quota 1,32, con possibile ulteriore discesa a 1,29». In seguito però, i problemi del deficit a stelle e strisce metteranno nuovamente sotto pressione il biglietto verde, «con la possibilità di ritorno dell'euro verso livelli tra 1,35 e 1,45». Un'impostazione condivisa da Maurizio Milano, responsabile analisi tecnica gruppo Banca Sella: «Il trend dominante è quello di un dollaro debole: nel breve periodo potremo vedere l'euro che scivola ma, poi, le nostre indicazioni sono per una sua ripresa». Un po' diversa l'idea di Fabrizio Quirighetti, capo economista di Bank Syz: «In generale, nel 2010, assisteremo ad un indebolimento della divisa unica europea contro il dollaro. A giugno il cross potrebbe assestarsi a quota 1,30 euro mentre a fine anno dovrebbe essere ancora più giù, in area 1,20». Insomma, le differenze non mancano.

Come mai questa questo convinzione sulla debolezza dell'euro? «La risposta è composita - dice Quirighetti -. In primis, nonostante il calmarsi dell'emergenza sulla Grecia, il tema del debito in Europa continuerà a restare fondamentale. È ben vero che gli stessi Stati Uniti hanno grosse difficoltà con il deficit di bilancio ma, al contrario di Eurolandia, le stime di crescita degli Usa sono migliori. L'incremento del Pil, la creazione di ricchezza permettono di ripagare il debito con minori affanni e impedire che diventi un problema strutturale. Cosa che, al contrario, non credo possa accadere in Eurolandia». Una visione quest'ultima, che come si è visto non coincide con quella degli esperti di Intesa SanPaolo.

Il differenziale dei tassi

Ma non è solo la cambiale di bilancio degli stati europei. «I tassi di riferimento della Bce -ricorda Quirighetti -rimarranno fermi all'1% per tutto l'anno; mentre la Federal reserve, passo dopo passo, alzerà i Fed fund fino a portarli oltre l'1 % nel dicembre prossimo». Perché questa dinamica? «In Europa i timori d'inflazione sono bassi; poi l'eventuale stretta, più che dalla banca centrale, è possibile arrivi dai governi». In che senso? «Prima o poi si dovrà iniziare a intervenire sul fronte della spesa per evitare che il debito vada fuori controllo: una situazione difficile già di per sé, che diverrebbe esplosiva con un rialzo del tassi della Bce». Quest'ultima, al contrario, avvierà il concreto smantellamento (almeno ci proverà) degli interventi straordinari a sostegno della liquidità. «In un simile scenario - afferma Quirighetti - lo stesso differenziale dei tassi, oggi a favore dell'Euro, verrà meno, rendendo più interessanti gli asset denominati in dollari».

Debolezza dell'Euro o forza intrinseca del dollaro?
Al di là delle diverse visioni sul lungo periodo, le dinamiche sono dettate più da movimenti di mercati o dai fondamentali? «Il movimento all'insù del biglietto verde - dice l'economista di Banca Syz - nel dicembre scorso era stato determinato dai buoni risultati sul mercato del lavoro negli Usa». Insomma, una forza della divisa a stelle e strisce, legata ad un "fondamentale" dell'economia. «Successivamente, invece, è intervenuta la "tragedia" greca ed è stata più la debolezza dell'euro ad incidere». E una conferma di questa situazione arriva proprio dalla disoccupazione Usa: Ben Bernanke, nell'ultima audizione al Congresso americano, ha parlato di una ripresa economica cui non corrisponde un altrettanto recupero di posti di lavoro. Cioè, il mercato del lavoro non migliora e questo avrebbe dovuto indebolire il dollaro che, al contrario, ha proseguito la salita.

La speculazione non incide..
«In futuro, però - riprende Quirighetti -, sarà di nuovo la forza relativa del dollaro a prendere il sopravvento». Ma la speculazione, non incide? «Non credo che possa definire il trend di lungo periodo di una valuta. Influenza sul breve: molti fanno tanti soldi con operazioni anche spericolate, ma l'andamento di fondo non viene distorto».


...o forse sì.
A ben vedere, l'impostazione dell'economista potrà essere corretta sul piano formale ma forse non tiene conto dell'amplificazione che la speculazione (aiutata dall'enorme liquidità in circolazione) realizza sui movimenti delle valute. Anche indirettamente. Per rendersene conto basta un esempio. Durante la fase iniziale della crisi greca, molti operatori hanno focalizzato la loro attenzione sui Credit defaul swap (Cds). I Cds, polizze sul rischio dell'emittente, sono (meglio dovrebbero) essere una sorta di termometro sullo stato di solvibilità del soggetto che ha emesso un bond. Questi derivati, però, sono scambiati su mercati Over the counter, cioè su piattaforme piuttosto opache. Ora, per soggetti dotati di una grande leva finanziaria, non è difficile spingere verso l'alto (o verso il basso) questi contratti, amplificando il loro movimento naturale. Si dirà: è una banale attività realizzata ogni giorno in Borsa. Vero. Ma è anche vero che se al balzare verso l'alto sono i Cds di un'emissione sovrana, ecco allora che la credibilità sulle finanze di quel paese viene indebolita. Si crea una spirale di sfiducia che può danneggiare la valuta dello stato stesso. È sucesso all'euro, con la Grecia, e potrebbe succedere con la sterlina in Gran Bretagna. Insomma la speculazione, si sa, da profondità al mercato ed è la norma nei mercati finanziari. Ma quando, come ormai è successo in tutto il mondo, l'economia reale è fortemente finanziarizzata, la speculazione incide sulla vita di tutti i giorni. E può creare gravi scompensi.
  CONTINUA ...»

3 marzo 2010
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