Capire le mosse del Drago non è facile. Un po' perché, in Cina, quando si crede di aver compreso una cosa ci si accorge che è tutt'altra. Un po' perchè Beijing spesso dà numeri e conti non troppo trasparenti: il trucco, o anche la semplice verosimiglianza, sono sempre dietro l'angolo.
Da dicembre, comunque, la Cina sembra aver chiuso la sua fase di politica espansiva per avviare quella restrittiva, sia sul fronte monetario sia su quello fiscale. «In quest'ottica - dice Asmara Jamaleh, esperta di mercati valutari di IntesaSanpaolo - l'apprezzamento dello yuan-renminbi è uno degli strumenti che potrebbero essere adottati». «Una mossa che contribuirebbe, in primo luogo, ad avviare il processo disinflazionistico; poi, a fornire un minore contributo alla crescita da parte delle esportazioni nette; infine, a evitare un surriscaldamento eccessivo dell'economia».
È ovvio che parlare di svalutazione dello yuan significa, giocoforza, non richiamare il libero mercato. Com'è noto, infatti, la divisa cinese è agganciata al dollaro americano. Una situazione che ha creato molte polemiche e frizioni tra Washington e Beijing: la Casa Bianca, infatti, ha spesso accusato di tenere fittiziamente sottovalutato lo yuan per favorire le esportazioni made in China.
Una svalutazione pilotata
Proprio per venire incontro alle richieste americane, prima della crisi, lo yuan era stato aggangiato ad un basket di monete (non solo al dollaro), facendolo apprezzare «di circa il 20% contro il biglietto verde», ricorda la Jamaleh. Tuttavia, nel periodio della recessione, la Cina ha smesso di far "salire" la sua moneta che adesso, di fatto, è di nuovo legata solo al dollaro. In questo senso il nuovo apprezzamento sarà costituito da una "strada" assolutamente pilotata dalla Banca centrale cinese: se il giorno precedente il cross yuan dollaro era 6,83, accadrà che «il giorno successivo verrà accettato un cambio di 6,80; e poi, ancora dopo di 6,78 e via così fino al raggiungimento dell'obiettivo». Che sarebbe prefissato a quale livelli ? «Noi crediamo che, nel giro di due anni, il cambio tra dollaro e yuan dovrebbe raggiunge quota 6,5 ».
Ma più nel breve periodo quando inizierà l'apprezzamento dello yuan? «Potrebbero esserci le condizioni per far tornare a salire la moneta, forse già a metà anno, e comunque nel corso del 2010. Come è stato dopo il 2005 potrebbe trattarsi di un apprezzamento graduale. Questo avrebbe il vantaggio di minimizzare - distribuendole nel tempo - le possibili ricadute sugli utili delle imprese esportatrici». E proprio di quest'ultimo punto sembra, ma non è ufficiale, si stia ocupando il governo di Beijing: sembra si stiano conducendo stress-test su un campione di imprese per valutare l'impatto sugli utili aziendali dopo l'apprezzamento dello yuan.
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